La strage in via D’Amelio. 34 anni per cercare un comune senso dello Stato.

Nella serata dello scorso 14 luglio l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri  diffonde, come consuetudine, il comunicato relativo alla conclusione dell’ultimo consiglio dei ministri. Il numero 181. 

Un passaggio saliente è dedicato al contrasto delle attività criminali.

fonte: https://www.19luglio1992.com/

Uno stralcio dal testo recita: 

«RECUPERO E CONFISCA DEI BENI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Attuazione della Direttiva (UE) 2024/1260 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, riguardante il recupero e la confisca dei beni (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo per l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1260 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, riguardante il recupero e la confisca dei beni, in sostituzione della direttiva 2014/42/UE.

La direttiva si inserisce nell’azione dell’Unione europea volta a contrastare le minacce poste dalla criminalità organizzata e dai reati più gravi mediante il rafforzamento degli strumenti di aggressione patrimoniale, così da reperire, identificare, congelare, confiscare e gestire in modo efficace i beni strumentali e i proventi dei reati, secondo il principio per cui il crimine non deve produrre profitto. Le confische che ne formano oggetto si collocano nell’ambito di un “procedimento in materia penale” secondo la nozione autonoma del diritto dell’Unione – abbastanza ampia da comprendere anche il procedimento di prevenzione – che assume rilievo decisivo ai fini del riconoscimento reciproco, tra gli Stati membri, dei provvedimenti di congelamento e di confisca.

L’ordinamento italiano dispone già di un assetto ampio e articolato in materia di misure patrimoniali, sia in ambito penale sia nell’ambito della normativa antimafia, che ha costituito in più occasioni un modello di riferimento per lo stesso legislatore europeo. Il decreto interviene quindi essenzialmente per colmare gli spazi residui non ancora disciplinati e per assicurare il coordinamento e l’armonizzazione con le prescrizioni della direttiva.

Le principali novità riguardano il rafforzamento della confisca dei proventi del reato – profitto, prodotto e prezzo – e l’introduzione della confisca per equivalente dei beni strumentali, ossia dei beni utilizzati per commettere il reato, quando non sia possibile procedere alla confisca diretta. Viene inoltre disciplinata la confisca dei beni trasferiti a terzi consapevoli dello scopo di sottrarli all’ablazione patrimoniale ed esteso il catalogo della confisca cosiddetta allargata a nuove fattispecie di particolare allarme sociale, tra cui determinati reati informatici. A garanzia dell’interessato e in coerenza con i principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, si introduce infine il requisito della correlazione temporale tra l’acquisizione dei beni e lo svolgimento dell’attività delittuosa, a presidio del principio di proporzionalità della misura.

fonte: https://www.19luglio1992.com/

Il decreto disciplina poi la vendita dei beni sequestrati prima della confisca definitiva, nei casi in cui non possano essere conservati senza pericolo di deterioramento o rilevanti diseconomie: se ne preserva così il valore economico, con trasferimento del vincolo sulle somme ricavate – versate al Fondo unico giustizia – e con l’obbligo di informare gli interessati, ai quali è garantita la facoltà di essere sentiti.»

La stessa struttura di comunicazione di Palazzo Chigi nella serata di mercoledì 15 luglio, lancia una nota stampa con una dichiarazione della stessa Premier:

«L’approvazione all’unanimità in Parlamento della legge che consente di allontanare donne e bambini dalle famiglie mafiose rappresenta un tassello fondamentale per innovare la legislazione antimafia costruita da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e per renderla sempre più solida ed efficace. 

La legge introduce un nuovo strumento di prevenzione, che si va ad aggiungere a quanto già previsto a livello normativo e operativo sul fronte della repressione e della collaborazione. Lo Stato offrirà un’alternativa di libertà a chi nasce in una famiglia mafiosa ma non vuole crescere e diventare mafioso. Bambini, ragazzi e donne avranno l’opportunità di scegliere la propria strada e lo Stato garantirà loro la protezione necessaria per costruirsi altrove una vita libera, onesta e sicura.  

Voglio ringraziare il Presidente Colosimo, la Commissione Antimafia e tutti coloro che hanno promosso quest’iniziativa e che l’hanno portata avanti con costanza e determinazione. Con questa legge, alla vigilia del trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, rinnoviamo ancora una volta il nostro impegno per onorare con i fatti la memoria di chi ha sacrificato ogni cosa per liberare l’Italia dal cancro mafioso.»

fonte: https://www.19luglio1992.com/

Preso atto della nota dichiarata vicinanza della Presidente Meloni, ai valori espressi nella sua trascorsa vita dal giudice Borsellino vicinanza ribadita a poche ore dall’ennesimo anniversario della strage palermitana del luglio 1992 – alcune riflessioni emergono dalla lettura di queste reiterate esternazioni. A prescindere dall’opportunità di replicarle ciclicamente secondo le circostanze del calendario.    

Senza conoscere in maniera esplicita le posizioni reali dei familiari del giudice palermitano

 – diversamente dai parenti più prossimi di Enrico Mattei che, in un altro contesto, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, nello scorso marzo avrebbero ufficialmente diffidato la Premier ad accostare il cognome del fondatore di ENI al Piano governativo pensato per l’Africa –

non risulterebbe una altrettanta sintonia di vedute fra la stessa Presidente del Consiglio e Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo.

Il lungo percorso di ricerca della verità sulle stragi mafiose del 1992, avviato da Salvatore Borsellino, promotore d’innumerevoli iniziative, fra le quali la costituzione del “movimento delle agende rosse”, s’incrocia con quello di altri noti ex magistrati. 

Accomunati da importanti carriere nella lotta alla criminalità organizzata.

Alcune delle quali terminate bruscamente con motivazioni riportate dagli stessi ex togati:

da Luigi De Magistris passato in politica nel lontano 2009 ad Antonio Ingroia che lascia la magistratura nel 2012. Senza dimenticare Roberto Scarpinato, approdato nei banchi del Senato nelle fila del M5S con le elezioni politiche del 25 settembre 2022, al termine della sua lunga carriera. Vissuta in prima persona nei processi riguardanti le stragi mafiose del ’92.

Senza poter entrare nel merito di infinite vicende giudiziarie e politiche, contrapposizioni dai toni inquietanti, minano quotidianamente da decenni l’equilibrio fra diversi poteri dello Stato di Diritto. Il costante tentativo di parte rilevante del sistema politico nazionale nel disporre a proprio uso i poteri inquirenti, aumenta sempre più la distanza fra cittadini e istituzioni.

Il clima politico nel quale ricorre questo trentaquattresimo anniversario appare paradossale per usare un eufemismo.   

Nel mezzo dell’ennesimo scontro fra i diversi schieramenti parlamentari. Avviluppati in una campagna elettorale anticipata, proprio nel tentativo della ennesima riforma elettorale.

Affidata a una maggioranza di governo che, dall’ultimo referendum sui cavalli non più vincenti di sicurezza e giustizia, continua a perdere pezzi e credibilità per il proprio elettorato.

Sul versante delle opposizioni, che stentano a compattarsi in un fronte comune per avanzare un programma, una visione di governo nazionale;

                                        la voce unitaria di un cambio credibile

soprattutto per quell’elettore su due, disertore convinto del seggio elettorale –

                                                non è pervenuta.     

Nel mezzo del guado o di una palude evocata nella modalità giaculatoria, insiste il refrain della Premier, anche via social, nelle imminenti ore di vigilia alla domenica del memoriale:  

«Il lavoro encomiabile della commissione antimafia presieduta da Chiara Colosimo per restituire agli italiani la verità sulla strage di via D’Amelio è un punto d’orgoglio per Fratelli d’Italia.
Il ringraziamento pubblico di Lucia Borsellino conferma che la via è quella giusta. Non arretreremo di un millimetro.
»

Di seguito il link al programma delle iniziative realizzate a Palermo in occasione di questo trentaquattresimo anniversario:

https://www.19luglio1992.com/19-luglio-2026-programma-xxxiv-commemorazione-strage-di-via-damelio-a-palermo/

L’Albero della Pace in Via D’Amelio.
fonte: https://www.comune.palermo.it/

Evidentemente, a meno di ripensamenti dell’ultima ora la vicinanza ai valori del giudice Borsellino, espressa in queste ultime ore dalla Presidenza del Consiglio del Governo Italiano, non si traduce in alcuna presenza fisica a Palermo.        

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