Claire Lynch illumina a giorno una generazione di disastri. Una questione di famiglia è il suo romanzo d’esordio. Un manifesto universale di umanità.

“Quando l’avvocato riprende a parlare, Heron sussulta per quell’intrusione tra i suoi pensieri. «Non si preoccupi. In casi come questo», dice l’uomo, «il tribunale assegna quasi sempre la custodia al padre».”

Il passaggio riportato è tratto dalla pagina 96 del primo romanzo scritto da Claire Lynch. La scrittrice inglese, classe 1981, già docente di letteratura inglese e scrittura creativa presso la Brunel University di Londra, è autrice dal 2021 del memoir Small On Motherhoods.

Una questione di famiglia, pubblicato in Italia da poche settimane nella sua prima edizione da Fazi Editore con la traduzione di Velia Februari, è divenuto un caso editoriale internazionale. Suscitando grandi riscontri negli undici paesi che hanno già accolto il titolo. Divenuto un culto.

“Sebbene i personaggi di questo romanzo siano frutto dell’immaginazione, le parole, enunciate dagli avvocati e dal giudice nelle scene in tribunale e riportate a ricordo di quanto il nostro passato più recente sia lontano da noi. E quanto sia vicino.”

La stessa conclusione con la quale l’autrice si congeda nelle sue note conclusive – dense di notizie e dati riferiti a fonti di indiscusso rigore scientifico – segnala un coinvolgimento non solo emotivo da parte del lettore, su un argomento – afferente le relazioni sentimentali e familiari ad ampio spettro – di inevitabile e universale confronto.

A prescindere dalle diverse sensibilità dei lettori, la scrittura di questo romanzo, la visione reale di sentimenti, dolori e sofferenze, supera o sospende alcun giudizio. Evidentemente ininfluente, rispetto a troppe situazioni relegate in un forzato oblio.

Quando non oscurate in nome di una celata minimalizzazione dei numeri dei casi interessati. Costretti a vivere una vita nell’ombra di un supposto dirigismo moralista.

La vicenda prende origine nel 1982, nel civilissimo Regno Unito.

Dove una giovanissima madre ventitreenne, Down, conduce la sua vita con il giovane marito Heron e la piccola treenne Maggie. I canoni ordinari di un tranquillo scenario di provincia realizzano tipici stereotipi familiari di una piccola comunità. L’incontro fortuito con Hazel, giovane insegnante, libera da impegni familiari, si trasforma in un rapporto quotidiano. Dove le affinità amicali fra le due donne, mutano con un crescente non governabile impeto in una inedita relazione d’amore.     

Incapace di continuare un rapporto clandestino Down decide di esporre al marito il proprio outing, fiduciosa in un ragionevole riscontro. 

La reazione di Heron del tutto diversa dalle più rosee aspettative della moglie, dà la stura ad una serie di iniziative ispirate da uno studio legale specializzato.

Con una istruttoria avallata in tribunale che sancirà l’allontanamento definitivo della madre dalla piccola Maggie e il totale affido di quest’ultima al papà.

Pronto a vestire il nuovo ruolo del genitore modello, capace di crescere “da solo”, la piccola figlia. Nell’attesa d’incontrare una nuova donna capace di sostituire adeguatamente nel ruolo materno, la “depravata” Down. In grado quest’ultima di  arrecare solo gravi danni alla normale crescita della figlia.

Che diverrà adulta e, a sua volta, madre di due bambini, sposa di un coetaneo, padre premuroso. Maggie crescerà, raggiungendo questa fase, con il macigno di una menzogna realizzata per il suo bene: l’abbandono della madre adultera.     

Una copertura di omertosi silenzi. Sgretolatisi solo quaranta anni dopo. Insieme al consolidato senso di colpa di Heron.  Quando la figlia dopo aver scoperto una grave patologia oncologica che ha colpito l’onnipresente genitore, ritrova fra i documenti del padre, un carteggio che svela la vera storia della sua mamma.

La potenza culturale di questo testo delinea un quadro storico determinante nelle varie dinamiche. Per l’approdo ad uno scenario contemporaneo a dir poco “eterogeneo” per usare un eufemismo. Claire Lynch svela una umanità che riscrive i codici politici, antropologici. Rispetto ad un ordine morale di un sistema sociale abbarbicato su archetipi non negoziabili. Dove le norme per regolare le relazioni sentimentali hanno imposto perimetri formali e legali non valicabili nell’idea della famiglia.

Edulcorata in una serie di formule più recenti assimilabili nel recinto delle “unioni civili”. 

Il romanzo di Lynch offre una sponda significativa, non ideologica.

Segnala con forza l’esigenza di un cambio di passo. Opposto al rimedio perbenista dello status quo. Implicito il richiamo ai rimedi necessari da porre in campo per affrontare le fisiologiche evoluzioni nelle stagioni della vita. Poggiata nell’auspicabile migliore dei casi sulle relazioni sentimentali.   

L’urgenza contemporanea di una visione laica nelle relazioni affettive, cresce con una sensibilità diffusa in una varietà di voci. Tante le scrittrici e gli scrittori che si confrontano in questi temi. Con l’affinità di una editoria di riferimento. La stessa definizione di famiglia, quale luogo riconosciuto e tutelato in tutte le sue espressioni emerge anche nei titoli della cinquina dell’ultima edizione nazionale del Premio Strega.

Una riapertura non più rinviabile nel cantiere di una nuova attesa umanità.    

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