L’eutanasia del lavoro. Censura di stato.

“Questi tipi e schemi alternativi si sono moltiplicati: da una parte, si è sfuggiti a tutte le regole-base del lavoro subordinato e continuativo, ovviamente privi, anzitutto, di stabilità; dall’altra, si è aperto un «giardino zoologico» di rapporti precari, tecnicamente subordinati, ma, comunque, carenti di diritti per i lavoratori, a cominciare da quello alla stabilità, come i rapporti di lavoro a termine «senza causali» (centrali, invece nella vecchia l.230/1962), i rapporti di lavoro «a chiamata», i rapporti di lavoro part-time imposti al lavoratore (o più spesso alle lavoratrici). Ai quali si aggiungono gli utilizzati illegali: le interposizioni nei rapporti di lavoro (appalti di mera mano d’opera), i rapporti «grigi» (ovvero falsi part-time), e (piaga fino a ora risulta incurabile) il «lavoro nero», non registrato, né assicurato, ricettacolo di ogni abuso e fonte di pericolo all’integrità fisica e morale dei lavoratori.”

Il passaggio d’apertura è stralciato dalla pagina 16 di un saggio sul tema dirimente, degenerato negli ultimi lustri nella prima emergenza sociale italiana. Deflagrata in un frammentarsi di macellazione sociale all’indomani della sovrapposizione di tragedie geopolitiche inedite: la pandemia mondale da covid19; il conflitto europeo scaturito dall’invasione russa in Ucraina con la conseguente conversione alla «economia di guerra» della sprovveduta e divisa Unione Europea.  

Il lavoro tossico nella società attuale è il titolo di un lavoro a tre mani condotto con l’approccio e il rigore dell’indagine scientifica da autorevoli esperti nella normativa attinente il mercato, l’evoluzione del lavoro in Italia. Il volume in libreria dallo scorso settembre, edito da il Mulino, ha beneficiato di un finanziamento a sostegno della ricerca, PSR 2022, dell’Università degli studi di Milano, Dipartimento Scienza Giuridiche “Cesare Beccaria”  

La dimensione interdisciplinare – giuridica, sociologica ed economica – della ricerca si avvale delle competenze dei tre coautori: Alessandra Raffi, Piergiovanni Alleva, Maria Cecilia Guerra.  

La copertina del libro dalla non casuale scelta cromatica, reca un sottotitolo eloquente: Proposte di bonifica. Con l’alternarsi dei dieci capitoli che compongono il testo, cresce la gravità della tossicità che avvelena il sistema lavoro italiano in tutta la sua manifesta complessità.    

Alla premessa del capitolo secondo, sulla nuova disciplina degli appalti, curato dalla professoressa Alessandra Raffi, alla pagina 41, leggiamo:

“Uno dei profili più tossici del lavoro nella società attuale è indubbiamente rappresentato dall’utilizzo o meglio dalla strumentalizzazione «fraudolenta» dell’appalto nelle sue diverse declinazioni; e ciò nell’ambito del sempre più frequente ricorso al fenomeno del decentramento produttivo con il quale l’impresa, per mezzo di contratti commerciali, trasferisce o affida ad altri soggetti attività o funzioni produttive più o meno importanti al fine di concentrarsi sul core business.”

Il volume copre sinteticamente con un’ampia bibliografia e richiami alla normativa giuslavoristica, l’inesorabile smantellamento dell’impianto di tutele normative per il “lavoratore” nella completa accezione del termine. Un processo sdoganato con l’abrogazione graduale della L. 1369/1960.

L’esposizione oggettiva dell’evoluzione di una inarrestabile deregolamentazione, illustrata con una puntuale visione storica, difficilmente può adire a contrapposizioni politiche. Ancorché ideologiche.

Seppure sugli argomenti presentati, le dispute fra gli opposti schieramenti politici, alimentano dibattiti dagli alti toni mediatici. Il lettore attento non rimarrà stupito nel valutare convergenze trasversali circa l’adozione di riforme, che in nome di un efficientamento innovativo dettate da politiche industriali destrutturate rispetto ai canoni analogici del Novecento, hanno prodotto risultati ben diversi da quelli auspicati. Soprattutto con l’introduzione delle inedite relazioni industriali avviate sul crepuscolo degli anni Novanta. Con l’avvento della “flessibilità” quale cifra dominante nella stipula di nuove atipiche regole d’ingaggio, nella puntuale paternità politica di area “riformista”. Nell’alveo prossimo alla Sinistra.   

Alla pagina 65 leggiamo: “Dopo sei anni dall’approvazione del cosiddetto «pacchetto Treu», il legislatore ha ritenuto intervenire di intervenire in maniera più decisiva avviando una riforma radicale della normativa giuslavoristica, intaccando norme fino a quel momento ritenute fondamentali, come appunto la normativa che disciplinava il rapporto di lavoro negli appalti, ampliando la «terra di mezzo» della precarietà, introducendo, ad esempio, lo staff leasing, ossia il lavoro interinale a tempo indeterminato, disciplinando i contratti di collaborazione, che fino a quel momento erano contemplati solo dalla normativa fiscale.”

Gli ultimi due capitoli sono cronaca quotidiana. Dove dolore,  giustizia sociale, civiltà democratica risultano termini non pervenuti. In quanto superati da un quotidiano lessico virulento.

Contiguo ad una strumentale, spesso scellerata, ricerca di visibilità e consenso.

Per quanto concerne le proposte di bonifica, la lettura apre al lettore diverse possibilità di confronto rispetto la personale sensibilità o l’eventuale esperienza rispetto alla posizione professionale vissuta.

All’uopo ricordiamo che Il 28 ottobre scorso il Consiglio dei Ministri n° 147 sulla sicurezza nel lavoro delibera:

«Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile (decreto-legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone e del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile. L’intervento mira a un rafforzamento della cultura della sicurezza, all’incremento della prevenzione e alla riduzione degli infortuni in ogni ambito lavorativo.

Incentivi per le imprese virtuose e potenziamento della vigilanza.

Le norme incentivano le misure di riduzione degli infortuni sul lavoro e premiano i datori di lavoro virtuosi, potenziando al contempo le attività di vigilanza e l’apparato sanzionatorio.

Tra l’altro, si prevede:

  • revisione delle aliquote INAIL e contributi agricoli. A partire dal 1° gennaio 2026, si autorizza l’INAIL alla revisione delle aliquote per l’oscillazione in bonus per andamento infortunistico e dei contributi in agricoltura, con l’obiettivo di premiare le imprese che dimostrano un andamento positivo in materia di sicurezza. Sono inoltre introdotte specifiche cause di esclusione dal bonus;
  • per aderire alla Rete del lavoro agricolo di qualità, le imprese dovranno dimostrare l’assenza di condanne penali o sanzioni amministrative in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli ultimi tre anni. A queste imprese virtuose verrà riservata una quota delle risorse programmate dell’INAIL;
  • subappalto e strumenti digitali. Il decreto orienta l’attività di vigilanza dell’INAIL in modo mirato nei confronti dei datori di lavoro che ricorrono allo strumento del subappalto (pubblico e privato). Contestualmente, vengono introdotte disposizioni specifiche per il badge di cantiere e la patente a crediti, prevedendo la precompilazione della tessera digitale con i dati identificativi dei lavoratori assunti tramite la piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa). Inoltre, si individueranno gli ulteriori ambiti di attività a rischio più elevato (oltre al settore edile);
  • potenziamento dell’apparato ispettivo e promozionale. Il testo prevede il potenziamento dell’organico dell’INAIL e del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro.»

Il 3 novembre le immagini in diretta dai Fori Imperiali a Roma, documentano con il crollo alla Torre dei Conti, l’ultima tragedia occorsa sui luoghi di lavoro. La morte dell’operaio sessantasei enne Octay Stroici, avviene in ospedale, dopo che lo stesso aveva resistito in una sorta di agonia, undici ore, incastrato fra le macerie dell’antica struttura medioevale capitolina.

La sensazione di un corto circuito circa il ruolo e il funzionamento degli organi di garanzia e vigilanza non è una mera nota polemica.

Sulla funzione istituzionale di controllo, eloquente scetticismo circa un unanime intento di bonifica, suscita l’intervento di Fabrizio Di Lalla,  Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona E.T.S.

Nel numero 71 – settembre/ottobre 2025 della rivista online della stessa Fondazione, in un suo contributo sull’attuale ruolo degli ispettori del lavoro INPS:

https://www.lavoro-confronto.it/archivio/numero-71/gli-ispettori-del-lavoro

«Mai nella sua storia il Ministero del Lavoro, e con esso l’Ispettorato del Lavoro, era scomparso dai radar dei mass media come in questo periodo. La causa prima di ciò è la sua attuale assoluta irrilevanza politica. Questo vuoto di notizie, però, è stato interrotto da un articolo pubblicato da ItaliaOggi il 9 settembre che cerca di spiegare il disinteresse di tanti giovani vincitori di concorso a prendere servizio negli uffici dell’organo di vigilanza.»

Senza entrare nel merito del ruolo assunto da alcune sigle sindacali, in talune decisive trattative ai tavoli nazionali romani, dove la rappresentatività dei lavoratori coinvolti è pressoché irrilevante:

«Gli stessi sindacati, d’altra parte, dalle rappresentanze ministeriali fino ai vertici confederali hanno il dovere di battersi per tali obiettivi. Altrimenti tutto rimarrà come ora e ognuno continuerà a recitare la sua parte in commedia che purtroppo nella realtà è una vera e propria tragedia.»

L’ultima suggestione di natura politica che suscita la lettura di questo importante saggio di ampio respiro, riesuma alla memoria gli ultimi referendum dello scorso otto, nove giugno – praticamente l’era glaciale permeata da un unanime oblio del mainstream mediatico –   promossi dalla CGIL contro la nota riforma del Jobs Act, richiamata in questo libro.

Referendum sostenuti con ostentata coerenza dall’attuale segretario nazionale PD.

 Lo stesso esponente politico – eletto con le ultime elezioni primarie aperte ai non iscritti al suo partito – che non mostra, con la stessa coerenza – alcun imbarazzo nel condividere il perimetro dell’alleanza programmatica elettorale (noto campo largo) con lo stesso artefice della legge n° 183/2014 (Jobs Act) da lei combattuta nella campagna referendaria.  

Oltre le varie forme di precariato affrontate in questa articolata ricerca, non da ultimo il precariato digitale, potremmo già vivere, inconsapevolmente, un precariato intellettuale.

Deleterio anticipo di un precariato psicologico.
Habitat privilegiato di un numero indefinito di lavoratori ancora in organico.

Resi di fatto ex lavoratori. Dalle sempre più numerose, sottili pratiche di mobbing. Favorite senza alcun scrupolo dai caporali espunti in questo realistico scenario.

Su questo fronte attendiamo curiosi nuove proposte di bonifica.

Ove mai si manifestasse la volontà, oltre la competenza, di affrontare quest’altro orrore umanitario.

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