Miles Davis e Paolo Fresu. L’epopea del Jazz

La serata gelida, dopo le ultime frustrate dal maestrale, nulla può rispetto alla grande risposta dell’affezionato  pubblico sassarese e del nord Sardegna che affolla il Teatro Comunale di Sassari a Piazzale Cappuccini.

 Il quinto appuntamento della rassegna di prosa invernale allestita da Cedac Sardegna, in programma lunedì 15 febbraio, chiude il tour sardo di una speciale opera teatrale musicale.  

Sassari Teatro Comunale 16 febbraio 26. Il saluto finale degli Artisti.

“Kind of Miles”, ideata e interpretata da Paolo Fresu, omaggia la vita, la produzione del grande trombettista statunitense. Una leggenda iconica del jazz nata ad Alton nell’Illinois. Il 26 maggio 1926.

A cento anni dalla nascita, l’illuminato allievo di Berchidda, ne ripercorre le orme in un suggestivo percorso alla scoperta di un artista. Mitico per antonomasia.

Sassari Teatro Comunale 16 febbraio 26 Il congedo dal palco.

 Sotto i riflettori – insieme con Paolo Fresu (tromba, flicorno e multi-effetti) – un nutrito e affiatato ensemble che schiera Bebo Ferra (chitarra elettrica), Dino Rubino (pianoforte e Fender Rhodes Electric Piano), Marco Bardoscia (contrabbasso), Stefano Bagnoli (batteria), Filippo Vignato (trombone, multi-effetti elettronici, keyboard), Federico Malaman (basso elettrico) e Christian Meyer (batteria).

La regia che ricrea stagioni irripetibili nate nella fucina di visioni d’oltreoceano è firmata da  Andrea Bernard. I video curati da Marco Usuelli e Alexandre Cayuela, la geometria di luci affidata a Marco Alba; i costumi sono di Elena Beccaro.

Il saluto dei compagni di palco.

Una produzione realizzata dal Teatro Stabile di Bolzano.

La vibrante narrazione in musica e parole dell’oracolo di Berchidda rivive i respiri, i battiti, le vicissitudini, spesso indicibili del visionario dalla pelle nera.

Ossessione di una vita al buio. Puntualmente illuminata dalla voce della sua tromba.

Un canto sublime proiettato nel futuro. Troppo breve rispetto al suo transito terrestre conclusosi il 28 settembre 1991.

Nella calda coda di una estate cagliaritana che colse il suo fedele discepolo di Gallura affacciato al Bastione di Saint Remy. L’oramai trentenne Fresu scrutava l’orizzonte di un bacio terso fra cielo e mare mentre la tromba del suo maestro rimaneva silente per sempre.  

Non trovo altre parole per descrivere le sensazioni forti in un viaggio multimediale. Pulsioni sensoriali dove visioni e sonorità riescano nel riprodurre sudore e sangue.

Kind of Miles (Fonte: ufficio stampa Cedac ph Tommaso Le Pera)

In un corpo degradato dagli abusi delle dipendenze tossiche. Maltrattato anche da aggressioni razziste subite in uno sfrontato stile borderline. Incredibilmente rinvigorito nella tenuta atletica da pugile. Pronto a esibirsi con i guantoni sul ring.

Una iperbole distonica dove la creatività del genio musicale proietta melodie di un futuro fatto presente. Insieme ai suoi partner più affini, presenti in decine di palchi di tutto il mondo. Non ultimo quello di Terni, il 6 luglio 1984, nel palinsesto di Umbria Jazz.

Dove Paolo incontrò il suo mentore. Folgorato anche da un outfit decisamente bizzarro, ricorda: «fuggii come un ladro. Sulla via di Bologna, in ogni Mercedes nera che incrociavo, avevo la sensazione che ci fosse lui…»     

Paolo Fresu (fonte: ufficio stampa Cedac ph Stefano Tenzi)

La puntata di Sassari chiude il trionfale tour sardo inaugurato lo scorso 11 febbraio al Teatro Massimo di Cagliari. Sei programmazioni (compresa una replica pomeridiana venerdì 13) da tutto esaurito.

Gli applausi che non si contano durante il suggestivo viaggio, anche nell’epilogo sassarese, sono solo un preludio. L’ovazione finale è un crescendo di altra adrenalina che mette in piedi ogni spettatore.    

             

Sassari Teatro Comunale 16 febbraio26 Il congedo dal palco.

Prima di giungere a Sassari, a poche ore dall’ultimo spettacolo domenicale di Cagliari,

Paolo mi concede una breve intervista via mail.

Preziosi appunti. Sensazioni condivise con la consueta generosità che lo distingue:

L’esordio del tour sardo con la collaborazione di Cedac Sardegna, in questo suggestivo viaggio nella vita di Miles Davis, al Teatro Massimo. La tua terza produzione teatrale firmata con il Teatro Stabile di Bolzano. Il debutto sardo nel giorno seguente il tuo compleanno. Che sensazioni provi rientrando “a casa” ?

«Suonare in Sardegna è per me sempre una emozione. Perché sono a casa e perché mi sento a casa. Negli ultimi anni ho suonato poco nell’isola concentrandomi principalmente su Time in Jazz e pochi altri luoghi e realtà che mi rappresentano. Pertanto tornare oggi diviene ancora più emozionante e profondo.»

 Lunedì sera a Sassari, un po’ più vicino a Berchidda?   

«Purtroppo non riuscirò a passare a casa. Veniamo da Cagliari dove abbiamo fatto sei spettacoli in cinque giorni e poi riparto per proseguire il tour di Kind of Miles. Di fatto però a Berchidda ci sono tutti i giorni con il pensiero e anche nello spettacolo Berchidda è presente. Del resto non poteva essere diversamente visto che oltre Miles racconto anche la mia scoperta del jazz e il mio apprendistato attraverso la banda e i complessi di musica leggera.»

Impossibile ricordare tutti i tuoi progetti di questi ultimi giorni, il più recente, l’avviata collaborazione con Manuel Agnelli nella seconda edizione del Germi’N’Jazz. Progetti avviati grazie alla ideazione di INSULAE LAB, l’ultimo felice laboratorio di nuove sperimentazioni musicali “made in Sardinia”. Senza dimenticare il tuo recente annuncio della rinnovata collaborazione musicale nel nuovo lavoro discografico di Peter Gabriel.     

Tornando a ”Kind of Miles”, hai dichiarato «Senza Miles la musica oggi sarebbe sicuramente diversa». Possiamo allargare questo concetto ai semplici grandi artigiani musicali del Novecento? Dove la Musica fu paradossalmente, se non l’antidoto, uno strumento di coesione durante e dopo i grandi conflitti bellici. Il mio piccolo pensiero corre a Renato Carosone. Soprattutto perché il suo fidato batterista, Gegè Di Giacomo fu amico di mio padre negli ultimi anni della sua vita a Napoli.     

Una ipotesi forse troppo estesa rispetto ai grandi talenti fautori di inedite contaminazioni melodiche?

«La parola artigiano mi piace molto e credo si identifichi bene con il jazz che è una musica di coesione e dialogo. La musica ha ricostruito nel dopoguerra e quella italiana ha molto contribuito ad edificare. Nello spettacolo racconto di Miles che fu picchiato a New York perché uscì dal club dove suonava ed era una star con una donna bianca al fianco. Musica è anche impegno politico e sociale. Anche se oggi, negli Stati Uniti d’America sembra essere tornato al medioevo dei diritti e delle uguaglianze…»

Sulle note di questo ragionamento, probabilmente nessun essere umano è pronto o ben preparato al fatale appuntamento. Il senso di vuoto e la commozione prevalgono in occasione di inevitabili lutti. Probabilmente rimarrà indelebile nei cuori di tutti, non solo dei suoi estimatori, l’omaggio e il saluto che hai offerto poche settimane fa ai funerali di Ornella Vanoni.

«Voglio sempre parlare poco di Ornella e di quel momento. E’ un qualcosa che appartiene al mio e al suo privato e vorrei che li possa rimanere.»

A prescindere dai legami familiari, possiamo credere nella potenza dell’attimo senza fine reso dalla Musica che per certi versi rimarrà immortale?

«È immortale tutto ciò che è fatto con il cuore e che scaturisce dall’anima. È immortale ciò che è stato seminato con una forza e una convinzione tale che qualcuno di sentirà in dovere di innaffiare e di fare germogliare facendolo diventare fiore e pianta. Miles è tato questo e anche Ornella. Non è un caso che siano chiamati tutti e due solo per nome.»

Su questo mio ultimo quesito l’augurio più sincero, che nel…2061 una rinnovata band musicale, magari diretta da Andrea, festeggerà il tuo Centesimo compleanno!

«Chissà dove saremo nel 2061 e chissà soprattutto se ci saremo. Il migliore augurio e di poter continuare a fare con passione affinché questa sia insegnata e poi raccolta dalle nuove generazioni. Ciò che auguro a mio figlio è poter crescere nella luce e non nel buio di ora. Perché i semi hanno bisogno del sole.»

Sassari teatro Comunale 16 febbraio 26. Una emozionante prolungata ovazione.

Considerato che siamo in Sardegna, toccando ferro, se ne potrà riparlare.

A Zentanni ! 

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