«Ancora una volta Annalisa stava pensando quanto non bisognasse mai lasciarsi ingannare dalle apparenze. Non aveva le physique du ròle quell’uomo, o forse sì, forse davvero le persone sono normali anche quando fanno le cose più insensate, e quando le raccontano le fanno sembrare addirittura improbabili.»
Una profonda quanto tenera verità affiora nel passaggio ripreso alla pagina 207 di un romanzo, il terzo, ben riuscito, della stessa autrice. Oramai firma autorevole anche in questa originale, probabilmente unica, veste narrativa.

Uscito in libreria nella primavera del 2025 per i caratteri di Castelvecchi editore, Uguale per tutti di Maria Francesca Chiappe, chiude – almeno nel numero di pubblicazioni – una trilogia di romanzi in una originalissima cifra noir contemporaneo.
Avviata con un ottimo riscontro in libreria il 13 gennaio del 2022 con il felice debutto da romanziera: (Diritto di cronaca. La ricerca della verità: non è lei. – L’ altra ribalta )
Premettendo una personale renitenza a catalogare tout court ogni autrice o autore in determinato genere letterario piuttosto che in un recinto manicheo di stili narrativi, con il secondogenito di Maria Francesca Chiappe (A Cagliari il ritorno della cronista sostenibile. Ostaggio, il nuovo noir sardo di Maria Francesca Chiappe. – L’ altra ribalta) mi ero concesso un nuovo conio. Con l’auspicato sorriso della scrittrice, ne avevo immaginato una ottima esponente di una narrativa ffp2.
Paradossalmente rispetto al contingentamento forzoso della gran parte della produzione di beni e servizi, in uno straordinario, irripetibile – almeno negli auspici – contesto distonico – non rare produzioni culturali, in particolar modo, nuovi progetti letterari “beneficiarono” della coercitiva solitudine di alcune autrici e autori. Compensando con nuovi, talvolta inediti, riconoscimenti, il sofferto differimento del tempo. Necessario per una lenta, graduale marcia verso una adeguata ripresa dei consumi. Anche per i libri. Considerati spesso non di prima necessità.
Preziosi, quasi sempre, insostituibili per il benessere psicofisico dei lettori.
Per il terzo episodio del sequel inaugurato da una delle più autorevoli firme del giornalismo giudiziario sardo, va ricordato che Uguale per tutti, è una avvincente newquel. Un testo dalla lettura indipendente che illumina nuove trame.
In un orizzonte strettamente contemporaneo.
A circa un anno dalla sua pubblicazione, le vicende animate – nella regia principale – da una coppia investigativa di fatto, ben assortita e ben distinta nei rispettivi ruoli professionali; bucano l’attenzione del lettore, con una brillante aderenza alla realtà.
In una Cagliari spogliata dalla sua abituale comfort zone per un eccessivo assembramento di cantieri aperti, la sensazione di un unanime disincanto dei suoi abitanti si fonde nel sotteso dolore di una ferita ancora aperta.
Difficile da cicatrizzare.
Il vuoto lasciato dal condottiero del riscatto isolano è latente. Il ricordo di “Rombo di tuono”, Gigi Riva, affiora con inevitabile nostalgia nella vita quotidiana di Annalisa Medda e Fernando Corallo.
La giornalista, popolare anchorwoman del principale tg di un network locale e il poliziotto, capo della squadra mobile cagliaritana, si ritrovano a lavorare nei rispettivi ruoli, nell’ennesimo caso di cronaca nera. Scena madre della vicenda, la spiaggia di Giorgino. Il luogo di speciale bellezza mediterranea urbana degrada nel sangue di un corpo, un uomo. Risulterà essere di un migrante algerino, ritrovato in un natante abbandonato nell’arenile. Al primo delitto accertato si collegheranno altri omicidi. Le vittime, tutte extra comunitarie di origine africana. La location principale di Giorgino risulterà luogo attrattore per una serie di frequentatori abituali di estrazioni eterogenee.
Nello stesso luogo dalle opposte ambientazioni dove i colori nitidi del giorno mutano in quelli lugubri e inquietanti della notte, è stata abbandonata anche una giovanissima donna. Reduce da una efferata violenza sessuale. Consumata da un branco di cinque coetanei. Conosciuti casualmente in una festa molto alcolica in via Milano.
Il triangolo dei reati di sangue si chiude con l’altro pestaggio mortale. A monte Urpino, il cadavere rinvenuto in uno stato orribile è quello di Idrissa, un giovane senegalese. Onesto lavoratore. Cameriere, integrato nella comunità cittadino, fidanzato con Emanuela, giovane studentessa sarda, universitaria.
Le vicende, apparentemente singolari, si collegano da complicate, quasi invisibili trame. Mimetizzate, rispetto ad altri casi diversamente “strutturati” narrati nei precedenti romanzi; da elementi oggettivi. Di stringente attualità.
L’etnia delle vittime uccise fa il paio con il tema dirimente delle migrazioni e dell’immigrazione clandestina. Con un evidente razzismo di ritorno.
Stigmatizzato e respinto nei ragionamenti del politically correct adottati da alcuni alti rappresentanti delle istituzioni coinvolti nella vicenda.
Altro elemento oggettivo rappresentato con la puntuale onestà intellettuale della scrittrice, la comune corale fragilità dei vari profili in campo.
La componente privata che fa la differenza in determinati ambiti professionali. Capaci di compromettere la garanzia degli equilibri costituzionali in uno Stato di diritto.
L’epilogo, aperto a ciascuna sensibilità del lettore, non prescinde da una tendenza contemporanea che avanza. Con le luci e le ombre della nostra vita quotidiana.
Le competenze e l’onestà, manifestate da non poche persone di carne e sentimento. Chiamate a operare in delicati apparati istituzionali, necessitano di ripartire in nuovi luoghi e ambienti.
Pur di garantire coerenza e dignità alle proprie scelte di vita.
Colma e vissuta da tante “persone normali” mirabilmente descritte nella citazione di apertura.
Buona lettura.
