“Di solito, la raccontiamo così: il 2 giugno 1946 è data fondativa della Repubblica (vero), un crocevia della Storia in cui si intersecano il referendum istituzionale («Scegliete! Monarchia o repubblica?»; ci andò bene), l’elezione dell’Assemblea costituente (vero) e la prima volta che alle donne fu consentito di votare e farsi eleggere”
Uno fra i passaggi salienti di questo pregevole saggio è tratto alla pagina 53.

La Promessa, scritto da Marianna Aprile, in uscita lo scorso 7 aprile, edito da Rizzoli;
rappresenta un autorevole caso editoriale. Che da poche settimane ha già vinto il premio giornalistico Viareggio Rèpaci.
Davvero difficile rappresentare o definire il lavoro realizzato dalla giornalista antropologa, popolare volto degli approfondimenti giornalistici televisivi.
Una affascinante piacevole narrazione delinea una vera e propria maratona negli anni salienti della storia della nostra Repubblica. Illuminando il contributo determinante di tante donne.
Protagoniste nella costruzione di un sistema politico istituzionale democratico, figlio di quella assemblea costituente, dove proprio una schiera di donne avviò le premesse per una grande promessa.
Nel particolare contesto storico con il bozzolo di una carta costituzionale in fase embrionale, la penna dell’autrice tesse con un puntuale, dettagliato lavoro di ricerca sulle fonti, uno splendido arazzo. Sullo sfondo la scrittura di una cronaca dai tratti entusiasmanti. Tracciati con una indipendenza rispetto a vicende e personaggi che riposiziona con prioritaria urgenza la dignità del giornalismo italiano.
«L’unica volta che ho messo il rossetto in vita mia è stato per mettere una bomba!»
La citazione di Teresa Mattei, partigiana e costituente è riportata dalla scrittrice nella prima pagina del libro. Ne anticipa l’introduzione.
La riprendiamo come cifra dell’intero saggio che omaggia una dote determinante per ogni essere umano: la consapevolezza.
Sono innumerevoli i passaggi che attestano ruoli e funzioni di una enorme importanza attribuite a tante donne di diversa estrazione e credo politico. Puntualmente discriminate nell’universalità dei diritti civili essenziali.
Per il conseguimento dei quali, dovranno trascorrere tempi dilatati da un maschilismo imperante. Duro a esaurirsi, consolidatosi in tutte le trascorse e contemporanee diseguaglianze. Confermate nei nostri giorni.
Il vaglio circa i riscontri su quella promessa attesa sin prima del 1946 è affidato grazie ad una opera omnia, evidente nella vasta bibliografia, riportata, al pari di un puntuale indice dei nomi, nelle pagine conclusive del testo. Alla fine, con quella dedicata ai ringraziamenti, ne conteremo 347. Ognuna delle quali intrise di una naturale empatia.
Espressa, come dicevamo, non solo nei confronti di una distinta parte politica. La visione di una cronista che emerge anche nell’analisi delle opposte voci della comunicazione organizzata della attiviste.
Alla pagina 91 troviamo: “«Noi donne» è da subito più di un giornale. E’ un laboratorio di cittadinanza e identità che ospita le firme e le idee di molte delle più grandi protagoniste della stagione dei diritti. Per un lungo tempo ci ha scritto anche Mirella Alloisio, la partigiana che gabbava i nazisti coi libri di filosofia.”
Più avanti alla pagina 264: “Le ragazze di «Eowyn» provano a un certo punto anche ad avviare un confronto con le femministe che occupano Palazzo Nardini, in via del Governo Vecchio, a Roma: Alla base c’è una riflessione sull’idea di sorellanza, ci chiediamo se davvero non sia possibile superare le barriere ideologiche che ci separano. Assieme alla direttrice di “Eowyn” Marilena Novelli e altre duo o tre, andiamo lì sotto e, attraverso la mediazione della cugina di una di noi che entra a parlarci, chiediamo alle femministe un incontro.”
I luoghi, le visioni visitate in questo stupefacente viaggio di ottanta anni e più – il primo capitolo ci riporta un po’ indietro ai tempi dei poemi omerici dell’antica Grecia – non potrebbero essere ulteriormente spoilerate. La lettura piacevole che apre spazi liberatori nella mente del lettore è corroborata da una suggestiva documentazione fotografica.
Curiosa o inedita per la Generazione Z, nostalgica o emotivamente coinvolgente per la Generazione X; l’opera di Marianna Aprile costituisce un valido, esauriente strumento di approfondimento e formazione. Rivolto ad una eterogenea platea, aperta ad un confronto intellettualmente onesto.
Questa percezione, compiuta nella completa lettura del libro, è vissuta in presa diretta nelle presentazioni del libro alla presenza dell’autrice.
Preziose e centellinate rispetto agli impegni quotidiani televisivi di stagione.
Particolarmente partecipata e memorabile la tappa dello scorso 24 giugno a Sassari, alla quale ho avuto l’opportunità di partecipare.
L’iniziativa, organizzata in collaborazione con la cooperativa Agorà Sardegna, prende il via in serata all’auditorium della biblioteca comunale in piazza Tola.
La sala è letteralmente stipata con una netta maggioranza di presenze femminile. Tantissime le persone che resteranno in piedi per oltre novanta minuti. Il caldo, in un avanzato solstizio d’estate, è torrido. Non dà tregua, ma non avrà ragione di una assemblea raccolta e coinvolta nella discussione. Favorita dai contributi di Anna Alberti, docente di Diritto costituzionale e pubblico all’Università di Sassari.

“Volevo ringraziare voi perché fa caldo!”
L’esternazione sincera di Marianna, stempera un velo di emozione che soggiace nella sala, dove sono già emerse le questioni cruciali affrontate nel saggio.

“Quella promessa di cittadinanza l’abbiamo sfiorata innumerevoli volte prima del 1946. Ci siamo arrivate dopo una sorta di via Crucis laica.”
Si snoda il suggestivo percorso approfondito nel testo con tanti approdi. Non può sfuggire il riferimento a Margherita Sanna, sindaca di Orune. A quella irriducibile pattuglia di attiviste e amministratrici sarde (a Borutta donna Ninetta Bartoli).
Marianna sforna cifre e dati sul crescente obnubilamento dell’universo femminile italiano.
Lievita in sala un comune sentore resiliente per una solidale reazione.
Arriverà anche il sindaco Giuseppe Mascia per un accorato saluto.

Nel lungo firma copie che segue, colgo la naturale sintonia che si instaura con ogni lettrice e lettore in fila che raggiungono la scrittrice per l’attesa dedica personalizzata.
Lo sguardo attento, profondo quanto basta per intercettare con discrezione e garbo, storie e fragilità che si rinnovano oltre le pagine del suo libro. Poche battute per connettere quella sua naturale empatia. Talentuosa – oltre la professionalità – nel costruire una irrinunciabile umanità.

Sarebbe auspicabile la promessa di un ritorno a Sassari per la conduttrice televisiva de La7. Nel prossimo autunno o anche nella prossima primavera di un atteso cambiamento. Nel novero degli auspici, magari in un’assise più ampia con più voci, studenti, corpi sociali e anche con i contributi di Noidonne2005. L’associazione culturale cittadina ispirata alla testata delle attiviste partigiane, protagonista nella Promessa di Marianna Aprile.
Una promessa per un’aurora di felicità sempre possibile.
