Berchidda, l’ora del Time to Read con Francesca Sara Cauli e Paolo Fresu.

Batte solo la calura cocente nella Piazza del Popolo, non certo deserta a metà mattina della domenica post ferragosto. 

La musica è finita (quasi) ma gli amici non se ne vanno.  E’ silenziosa la marcia di un corteo di auto che in fila indiana si avviano verso un altro luogo magico.

                                                 Dove le temperature rimangono alte.  

La sala conferenze del Museo del Vino di Berchidda – con annessa l’Enoteca Regionale – nella zona alta del paese, ai piedi del monte Limbara; è già esaurita nei posti disponibili una mezz’ora abbondante prima delle dodici.  

Quando prende il via l’ultimo atto  di questa trentanovesima edizione del Time in Jazz,

“Kind of blue”; prima del saluto musicale serale a San Teodoro, nell’ultimo concerto realizzato da Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura.  

La presentazione progetto editoriale “Time in Jazz Diary 2025” (Postcard 2026) di Francesca Sara Cauli in dialogo con il direttore artistico, inizia in una atmosfera familiare. Una rimpatriata con gli amici di sempre. Pronti ad accogliere giovani artisti e noti ritorni.

Francesca Sara Cauli con Paolo Fresu

L’autrice, esordiente scrittrice:

«Non avevo mai lavorato in Sardegna: una esperienza meravigliosa! Mi sono rinnamorata di questa terra.»    

Il Maestro, interlocutore:

«Francesca fotografa non solo il palco. Tutto quello che c’è intorno…la zuppa berchiddese! Un crogiuolo di Umanità.»

Scampoli di discorsi a braccio. Dialoghi senza scalette dettati dai residui di una adrenalina evaporata dopo una abbondante decina di giorni con i tempi battuti dalla Musica.

                                                              Con tanta altra Umanità.

Chiude i battenti – ma l’espressione nasconde già un dubbio – l’edizione numero 39 del Time in Jazz. Berchidda, il regno di un mondo vero, fatto di musica, sentimenti, valori.

Veri anche questi che fanno di questo festival, un “Time”, un tempo che non chiude mai.       

La presentazione del saggio con le visioni di Francesca Cauli, avviata dal saluto di Mattea Lissia, anima storica nell’organizzazione della manifestazione ; ne è la testimonianza evidente.  

Mattea Lissia con Francesca Sara Cauli e Paolo Fresu

L’emozione avvolge l’autrice che non nasconde di preferire l’altra zona di lavoro, rispetto al palco, quella dei suoi colleghi fotografi. Grazie ai loro contributi, il Time in Jazz, vive oltre i giorni festivalieri e per l’ottava edizione realizza questo progetto editoriale di alto spessore valoriale.

«Ringrazio Time in Jazz per aver riportato la foto sulla carta stampata!»    

Passionale, carica di amore per la professione, la dichiarazione di Francesca.

Paolo Fresu illustra lo schema di lavoro dei fotografi ufficiali presenti a Berchidda.

Svela gli aneddoti per l’ingaggio telefonico di questi giovani professionisti. Riconosciuti grazie anche al talent scout di Luca Devito.

Una esperienza professionale su tre anni per altrettanti edizioni del festival berchiddese che ruota sulla turnazione di due fotografi ufficiali.

David Morresi

Dove il “secondo” della edizione corrente, sarà il “primo” nell’edizione successiva per poi essere chiamato alla stesura dei suoi “sguardi”. Fissati dal suo obbiettivo e tramutati nei protagonisti narranti del “Time in Jazz Diary” della nuova edizione.

Un affascinante alternarsi nei ruoli professionali che realizzano un originale passaggio di testimone.

Una contaminazione di visioni che arricchisce quel progetto di arti visive (P.A.V.) nato nel 1997. Evoluto nella mostra CasaArt, l’esposizione della Collezione di Arte contemporanea, realizzata grazie al generoso contributo degli artisti che negli anni hanno partecipato alle iniziative del Festival.

Proprio Sa Casara, storica sede dell’associazione Time in Jazz ha ospitato la mostra fotografica “Time to Time 2025”, curata da Francesca Sara Cauli e David Morresi, secondo fotografo ufficiale in questa edizione 2026. Anche lui presente in sala, insieme con Piera Masala, fotografa ufficiale in questa trentanovesima edizione, pronta anche lei alla stesura del prossimo volume. 

A proposito del tempo che non passa, del Time che non chiude, nella stessa Sa Casara, insiste per il quinto anno consecutivo, il primo centro di produzione del Jazz e della creatività artistica delle isole del mediterraneo Insulae Lab.

Nato nel 2022 da una idea di Paolo Fresu, il laboratorio è uno dei rari centri di produzioni musicali italiani aperto tutto l’anno.

 Si avvicina l’ora del pranzo. Prima dei saluti, non può mancare la sorpresa con l’amico collega, presentato da Paolo come: “uno strano signore che girava in questi giorni per Berchidda con una maglietta a righe”. 

Paolo Angeli

Detto fatto, la jam improvvisata con l’altro Paolo, Angeli, monta un suggestivo mini concerto dove      

le emozioni labili della musica corroborano il sangue e la carne dei popoli.  

Paolo Angeli

Questa probabilmente è l’essenza di una Umanità che si rinnova ogni anno in questo lembo del mediterraneo che vive oltre il tempo.

Al prossimo Time del quarantennale.

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