La forza letteraria delle donne. Una visione corale al femminile nel solco tracciato da Anna Maria Ortese. Il tempo è un altro. Il saggio curato da Ivana Margarese

«Didone aveva solcato tanti nodi di mare e attraversato un’immensità di terre per approdare a quell’sola, e man mano che vi si avvicinava, abbandonava il suo nome come un serpente che cambia pelle lasciandosi dietro una scia di squame.»

Il passaggio citato è tratto dal racconto di Monica Acito “Didone e la moniaciella di Pithecusae (Ischia)”. Il primo di una pregevole dozzina di saggi incluso nella raccolta “Il tempo è un altro”. Una raccolta curata da Ivana Margarese pubblicata nel febbraio di quest’anno per i caratteri di Iacobelli editore con la collana I Leggendari.

Il libro non è, banalmente, un tributo all’opera della grande scrittrice nata a Roma il 13 giugno 1914. Neppure una trattazione scientifica o letterale della stessa.

Il progetto rappresenta una discussione corale che apra al lettore opportunità di domande e riflessioni circa affinità elettive delle stesse autrici. Accomunate a loro volta da comuni vicinanze intellettuali alla sensibilità espressa dalla Ortese nel suo percorso terreno. 

«Il pensiero di Anna Maria Ortese, mediato dalle memorabili figure della sua narrativa e veicolato dal suo linguaggio formidabile, si direbbe risultare oggi largamente diffuso e condiviso, mostrandosi in grado di informare di sé una esorbitante quantità di saperi.»

Nell’incipit alla sua prefazione, Monica Farnetti, prelude un condensato di argomenti, discipline, movimenti, costumi sviluppate nella «galassia Ortese».

Un “processo, interazione di saperi” affrontato da una schiera eterogenea di autrici, studiose, letterate. Accomunate da una adesione di umana vicinanza, di democratico rispetto per le posture, quasi mai concilianti della Ortese. Di fronte al “mainstream narrativo” della sua stagione contemporanea.       

E’ impresa ardua, probabilmente impossibile, condensare in poche righe la portata valoriale di un saggio come questo ideato da Margarese, circa le aperture a percorsi inediti culla prospettiva offerta dalla scrittura della Ortese. 

Una «cara scuola dello scrivere» nella citazione che titola un paragrafo del saggio che Gianna Cannì dedica al ruolo istituzionale della scuola. Che fuor di dubbio avrebbe riconosciuto nell’opera della Ortese il naturale approdo per una espressione universale, Nell’ambito della formazione adolescenziale.

Una idea antica e centrale della scrittura nel pensiero ortesiano ribadito da Annachiara Biancardino. Una voce nitida e univoca per leggere il futuro rispetto alla realtà storica del proprio presente.   

Nell’alternanza delle voci che popolano i luoghi ortesiani emerge la comune adesione ai principi, agli sguardi della scrittrice sul suo mondo contemporaneo.

Appare paradossale il tormento, gli stenti provati dalla stessa Ortese, per affermare, trovare spazio adeguato con un ritorno dignitoso per affrontare in modo autonomo il proprio sostentamento.

Il lettore, grazie all’introspezione e alla lente offerta da questa speciale squadra, attrezzata con i lumi del pensiero e gli utensili delle parole, scoprirà versioni inedite della letteratura italiana. Chiave di volta per aprire accessi a strade e sentieri semplicemente luminosi.       

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