Mutuare la memoria in responsabilità.

«Paolo e Giovanni da ragazzi giocavano per strada con tanti compagni. Anche con figli e nipoti di alcuni dei più noti boss mafiosi. Loro hanno scelto di lottare il cancro. Che ha il principale obiettivo di raccogliere denaro e potere attraverso attività criminali.»

Uno dei passaggi più intimi e toccanti di Fiammetta Borsellino ha caratterizzato la bellissima mattinata trascorsa fra tanti, almeno trecento, studenti al Teatro Parodi di Porto Torres.

Falcone e Borsellino e la storia della lotta alla mafia. Un seme di legalità per le nuove generazioni.  Il titolo del progetto didattico che ha coinvolto una serie di istituti scolastici del territorio, compreso il liceo Paglietti di Porto Torres, ha intestato la sua giornata conclusiva. Riunendo tutte le scolaresche che insieme alle maestre, insegnanti, educatori, hanno esaurito l’intera platea del Teatro Parodi. Una variopinta giovanissima cornice, resa scintillante, nella giornata estiva seppure ventilata di martedì dodici maggio.

All’iniziativa promossa dalle guide ed educatori ambientali Sealand – attiva con i suoi servizi nell’isola dell’Asinara – con il patrocinio dell’amministrazione comunale e dell’Ente Parco Nazionale dell’Asinara; ha partecipato insieme alla figlia del giudice palermitano ucciso nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992, don Luigi Galia, cappellano presso la Casa Circondariale Giovanni Bachiddu in località Bancali a Sassari.    

Sulla ribalta del teatro cittadino presente con gli ospiti d’onore, Paola Fontecchio, rappresentante Sealand, ha moderato gli interventi. Preceduti dai consueti saluti istituzionali.

Breve quello del primo cittadino Massimo Mulas, visibilmente emozionato nel rinnovare l’accoglienza a Fiammetta Borsellino – di casa nel territorio turritano –  di fronte a tanti giovanissimi studenti.    

Il sindaco Massimo Mulas

«La legalità è uno strumento attraverso la quale la comunità può progredire e rendersi felice.»

Più loquace, propenso ad approfondire il tema dell’incontro non solo per la sua professione, il dott. Filiberto Mastropasqua, questore di Sassari. In sintonia con la valenza formativa didattica, il responsabile dell’ordine pubblico metropolitano, ha evidenziato come non rispettare alcune regole basilari in una civile convivenza, possa causare dolori irreversibili. Interpretando le ricorrenti dinamiche dei giovanissimi, ha ricordato alcuni semplici esempi: dall’abuso di sostanze stupefacenti sino al bullismo digitale con lo scellerato uso dei telefonini. Nel rievocare il tragico attentato mafioso nel luglio palermitano del 1992, non ha dimenticato l’affettuoso ricordo per il sacrificio della giovanissima Emanuela Loi.  

Il questore di Sassari Filiberto Mastropasqua

Collega cagliaritana in servizio di scorta, uccisa a venticinque anni insieme al giudice Borsellino.    

Il presidente dell’Ente Parco Gianluca Mureddu ha concluso il prologo istituzionale ricordando ai presenti la sua felice infanzia. In ogni caso priva di queste particolari contemporanee occasione riferite all’isola dell’Asinara. Capaci di offrire un sollievo e una opportunità di fruizione diversa, rispetto all’epoca della struttura di detenzione di massima sicurezza.

Il presidente dell’Ente Parco Gianluca Mureddu

Un vero e proprio gioioso fuoco di fila di domande, preparate dai bambini delle elementari e dai compagni più grandi delle scuole medie intervenuti, ha animato una piacevole conversazione dai toni familiari. Le risposte alternate degli autorevoli didascali hanno sortito in più occasioni emozioni forti.   

Le visioni di Antonino Caponnetto alla foresteria del super carcere dell’Asinara, i rimbrotti di Giovanni Falcone, quando impegnato allo studio dei suoi faldoni, veniva distratto dalle sgasate di un motorino rimediato da Manfredi (fratello di Fiammetta) che continuava a girare sotto le finestre dell’improvvisato ufficio dei due giudici. Tante le risposte fornite da Fiammetta e don Luigi, all’incalzare di altrettanta sete di conoscenza avanzata dai ragazzi. Tanta la passione espressa negli aneddoti narrati con l’amore di una figlia, orgogliosa del suo papà. Un legame interrotto da un inconcepibile orrore. Un dolore immenso mutuato in una semina di germogli per tutti coloro che non hanno idea di quella infausta stagione di fine Novecento. Con le strade di Palermo irrorate di sangue. Troppi i servitori dello Stato mandati al macello: Ninni Cassarà, vice questore, ucciso il sei agosto 1985; Rocco Chinnici, magistrato ucciso con due carabinieri della scorta il ventinove luglio 1983. Fiammetta ne ricorda il suo refrain circa i proventi delle attività mafiose: «un denaro che  gronda sangue.»

Nessun desiderio di vendetta ha mai preso alcun sopravvento nella ricerca di una giustizia tesa a scoprire quella Verità opposta alla cultura del “me ne futti”; del voltare la faccia rispetto ai crimini e ai soprusi delle mafie.  «Più se ne parla, più ne saremo consapevoli. La mafia teme chi non la teme. »

Ancora tanti ricordi. Belli. La bicicletta fiammante che i nonni paterni avevano donato a papà Paolo bambino, dopo il suo piccolo furto di poche lire sottratte dall’incasso nella farmacia di famiglia. Proprio nell’intento di comprare una bici. Una grande felicità per il futuro magistrato – narrata con non poca emozione da Fiammetta – non solo per l’agognato dono  – oggi in mostra permanente al Museo del Presente, inaugurato il 23 maggio 2025 nel quartiere Kalsa a Palermo – quanto per il perdono ottenuto e la pacificazione con i genitori.

La curiosità dei piccoli spettatori ha un mirino privilegiato sulle vacanze blindate all’Asinara.

«Non mi sentivo in pericolo all’Asinara! Ma non mi sentivo in pericolo neppure a Palermo. Grazie alla passione per il suo lavoro che ci aveva trasmesso nostro padre. Con Lucia e Manfredi durante il maxi processo eravamo a Palermo.»

Indimenticabili i giorni di istruttoria trascorsi all’Asinara. Lo straordinario contesto ambientale di Cala d’Oliva, presidiato puntualmente da Gianmaria Deriu. Giovane agente penitenziario delegato alla protezione dei due magistrati palermitani con le loro famiglie.  

Complementari, non secondari le risposte, le testimonianze dalle viscere della realtà carceraria offerte da don Luigi Galia. Il suo faro puntato sull’articolo 27 della Costituzione che contempla la pena detentiva come un tempo utile al cambiamento del detenuto. In grado di ritrovarsi una persona nuova nell’auspicato ritorno nella società.  

Don Luigi Galia

«La Verità vi farà liberi!» Nel ricordare la massima evangelica il sacerdote sassarese ribadisce: «la libertà ci tiene lontani dalle dipendenze» Per questo è importante non aver paura di dire la verità. Al netto di tutti i pregiudizi fisiologici che nutriamo nei confronti di chi si è macchiato di gravi errori e delitti, la dote necessaria per lavorare al servizio di chi vive la sofferenza quotidiana, non solo nelle carceri, è l’empatia.  La capacità di mettersi nei panni degli altri.

Giovanni Falcone

L’invito forte di stare meno dietro gli schermi per incontrarsi di più, insieme nelle piazze, anticipa i saluti finali. Prolungati in un intenso affettuoso bagno di folla intorno a Fiammetta Borsellino. Riuscita a liberarsi dalle decine di abbracci e selfie, non si risparmia di fronte alla mia unica domanda:

Paolo Borsellino

“Fiammetta, praticare la memoria come assunzione di responsabilità, la cifra di questo incontro, diventa sempre più faticoso nel nostro Paese. Penso al recente 9 maggio, 48 anni dopo il doppio omicidio di Aldo Moro e Peppino Impastato. Così come altre ricorrenze di altrettanti stragi insolute: il 27 giugno per Ustica o il 10 aprile per Livorno. Cosa pensa di fronte a questa sorta di oblio, talvolta imposto da poteri diversi, come emerso in questo bellissimo incontro?”

Il festoso bagno di folla .

«L’unica cosa possibile in cui credo. Continuare a incontrare i ragazzi come in questa mattina.»

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