Giùnapoli. La passeggiata di una vita a Napoli.

«Napoli lancia segnali contrastanti, sembra un barometro impazzito. Come le stagioni anche gli stati d’animo della città hanno oscillazioni imprevedibili e di difficile comprensione. Quale sarà il futuro di Napoli? Quello di una città tribale, costretta a un’illegalità pulviscolare o quello di una metropoli spalancata sul mediterraneo.»

Alla pagina 170 di un saggio talmente prezioso nei suoi contenuti contemporanei da giustificarne una rinnovata edizione, venti anni dopo la sua prima uscita, è svelato il filo rosso di un tema dirimente. Ricorrente nelle forme più eterogenee di una produzione editoriale in ogni caso vasta. Che sin dai tempi  della grande guerra insiste nel rappresentare forme, costumi e culture di un pianeta a sé stante. Quale può riferirsi a Napoli, la sua filosofia di vita con i suoi figli. Nativi e residenti.      

Giùnapoli, scritto da Silvio Perrella, edito da NERI POZZA, è tornato in libreria la scorsa primavera, venti anni dopo la sua prima edizione del 2006.

La prefazione curata da Antonio Franchini illumina il viaggio temporale iniziato dal giovane autore originario di Palermo, approdato a Napoli nei primi anni Settanta.

Un percorso di vita sapientemente narrato nella prima edizione del libro pubblicata nel 2006.

Una città, Napoli, percepita da Perrella “paradossalmente grigia”.

I passi del giovane esploratore insistono fra vicoli perduti e quartieri più popolari o nei luoghi inediti da scoprire attraverso le voci e i racconti dei grandi autori e autrici. Partenopei e no.

Raffaele La Capria, Domenico Rea, Anna Maria Ortese, le guide di riferimento nell’itinerario dell’umile neofita. Maturo per elaborare nuovi orizzonti nel solco dei suoi maestri.

Ogni luogo della città è vissuto da Perrella come una cartina di tornasole a servizio del lettore.  Che potrà riconoscerlo per la sua personale esperienza o avvertire il desiderio di una eventuale inedita escursione.

Così alla pagina 74, di fronte al mancato riscontro di un inesistente “quartiere Mergellina”, Perrella scrive:  «Esiste un rione fatto di una sola strada: e che strada! Si tratta del rione Sirignano. Chi era costui? Palazzi magnifici, sia da un lato sia dall’altro, siamo a un passo da villa Pignatelli, alla Riviera di Chiaia. E’ solo una strada, ma suggerisce qualcosa di più, forse la prima cellula urbana di una città diversa. Non è l’unica strada di Napoli a dare questa impressione. È come se la città a volte si passasse lo sfizio di sognarsi diversa da com’è. Sono sogni brevi, pochi palazzi, una strada, ma lasciano il sogno in chi ci passa.»    

Un esempio eloquente questo passaggio, espresso in una prosa coinvolgente descritto con un comune sentire dal Perrella; scelto non casualmente da chi condivide queste riflessioni –  avendo vissuto la gioia di frequentare quotidianamente quel rione e quel palazzo per molti anni  in un percorso professionale “da sogno reale”. Condiviso con tanti colleghi e amici napoletani. Che contribuirono allo splendore della più antica compagnia marittima italiana, fiore all’occhiello della marineria civile nazionale. Scomparsa nei flutti e nella fauci di un sistema politico economico, non più sostenibile. Al pari di altre storiche realtà economiche industriali nate a Napoli, come altre nella stessa Palermo. Ben note all’autore e alla classe di intellettuali, impegnati sin dai primi anni Ottanta nei tentativi di approfondirne, prima, l’abbrivio di iniziative opache, poi di illuminarne il buio pesto di una transizione liberista smodata epocale; con una produzione letteraria senza precedenti. 

«Secondo lui la città è ammalata di malussìa, alla quale ha dedicato alcuni suoi racconti. La malussìa è una sorta di saudade, dove il naufragio e la bellezza si mescolano e il tempo prende una forma tutta sua.»

Il confronto costante con amici e colleghi, alcuni dei quali, come lo stesso autore, provenienti da altri luoghi d’Italia è una stella polare nel rapporto quasi mai scontato con la città, il suo paesaggio, le risorse ambientali che alimentano una metafora permanente.

«Il mare di Napoli è un mare di città. Cioè un mare che è anche strada, che non dimentica i palazzi, che può osservare l’aprirsi delle porte dell’autobus e il saliscendi dei passeggeri. Sebbene si accompagni a un sentimento titubante, la presenza del mare a Napoli è flagrante.»

Sulla quarta di copertina del libro la citazione di Bernardo Valli per La Repubblica racchiude l’unicità del lavoro, custodito in questo saggio: «Il Giùnapoli di Perrella non rientra in nessuna delle categorie dei libri di solito dedicati a Napoli»

La stessa espressione – ancora oggi molto in voga nell’intercalare partenopeo – che titola il libro di Silvio Perrella, esprime in una sola parola la summa antropologica di un luogo metafisico. Non riconducibile al perimetro di una area geografica inclusa nella città metropolitana. Un luogo della città in senso lato che racchiude l’intera stessa città nella sua evoluzione quotidiana. 

L’invito ad una lettura in itinere che ci accompagna nella vita in questa città sino ai nostri giorni, particolarmente incerti e complicati è efficace. Si evince chiaramente in questo ultimo passaggio che estraiamo alla pagina 106:

«Mi sono fermato a una curva di corso Vittorio Emanuele. Il passaggio si spalancava dinanzi agli occhi, il mare, la collina di Posillipo, il vento, l’increspatura del tempo. Napoli, eccola lì, bellissima e corrusca, pensavo stringendomi nell’impermeabile. Io ci cammino dentro e lei mi occupa cuore e cervello.»

Buona lettura.

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