Di tutto resta un poco.

«Dopo aver fatto qualche passo in cerca della solita carovana, si accorse che in tasca le squillava il telefono. Sono William sentì dire dall’altra parte. Disturbo? Io non parlo l’inglese. Si affrettò a dire subito la Albertini. L’ho solo studiato a scuola, mai praticato.»

Alla pagina 50 si realizza lo spartiacque narrativo che evolve la trama e i contenuti del nuovo romanzo. L’ultimo scritto da Romana Petri, in libreria dallo scorso febbraio.    

“Distanza di sicurezza” edito da NERI POZZA per la collana I NARRATORI, riprende le vicende della saga familiare portoghese incentrata sin dagli anni quaranta, avviata nel 2008 con “Ovunque io sia”. Una esplorazione nelle viscere antropologiche delle dinamiche familiari visitate in due emisferi. Più vicini di quanto fosse immaginabile nell’asse neolatino fra Roma e Lisbona. Mirabilmente vissuto in “Pranzi di famiglia”, edito dalla stessa casa editrice nel 2019 (https://www.laltraribalta.it/2019/06/27/pranzi-di-famiglia-nei-meandri-dei-legami-familiari-lintrigante-esplorazione-di-romana-petri/).    

Questo ultimo capitolo completa una originale, accattivante trilogia dalle importanti connotazioni lusitane. Lo sfondo che illumina uno scenario particolarmente articolato, è ancora caratterizzato dalla presenza – rassicurante potemmo dire – di Lisbona.

La capitale portoghese con i suoi colori, i suoi odori atlantici, i tempi pacati e poco estroversi dei suoi abitanti, rimane la dimora rassicurante, non solo per alcuni protagonisti della trama.

L’autrice non cela una predilezione per questa sua città d’adozione. Dove l’arte e la percezione del bello fanno il paio con un sentimento di unanime nostalgia per un afflato popolare in via di estinzione.      

I ricordi del passato declinano una trasformazione di un nuovo presente.

Una separazione che tramuta in sconoscenza. Sono questi i temi che emergono nella vicenda che coinvolge i due protagonisti principali che in questo ultimo romanzo sono separati da questa “distanza di sicurezza”.

Imposta e voluta principalmente da Vasco Dos Santos che ha lasciato, senza alcuna spiegazione sufficiente, la sua consorte Luciana Albertini.

Il lettore potrà, in ogni caso, apprezzare questo romanzo come storia a se stante. Una lettura indipendente, a prescindere dalla newquel, intrisa di figure importanti.

Donne nel particolare con una personalità dominante, rispetto a quelle del genere maschile. Non sempre all’altezza sul piano dell’autorevolezza o più banalmente sprovviste della limpida dignità delle prime.    

Vasco è un narcisistico asettico. Molto preso da se stesso. In tutte le cose che fa, vive una problematicità intrinseca.

All’opposto l’Albertini, donna tosta, artista dai toni stravaganti, estemporanei. Accompagnata dal suo inseparabile Barabba. Uno splendido cane che probabilmente “arriva da un’altra galassia”. Probabilmente l’unico grande amore della pittrice. 

Questa originale unione, riconduce ad una storia vera. Raccontata dalla stessa Romana Petri nell’intervista concessa a Silvia Nucini nell’episodio 178 del podcast “Voice ai libri” Intesa San Paolo On Air.  

Nella elaborazione di un lutto, aggravato da una separazione, apparentemente improvvisa, priva di un convincimento autonomo, emergono con un lucido cruento realismo gli elementi di un comune senso di infantile smarrimento sempre più frequente.

Un sentimento di pura invidia che colpisce il partner, spesso imprigionato da un classista pedigree familiare, incapace di riconoscere l’inaspettato successo della consorte.

Reputata sempre – grazie a condizionamenti deviati della famiglia d’origine – un passo indietro rispetto a presunte proprie competenze. Mai messe in campo con serie iniziative autonome e relativi rischi d’impresa.

Il quotidiano stato esistenziale di Vasco, tendente al barcamenarsi deprimente nella ricerca di un equilibrio sostenibile, sia economico che relazionale, è seriamente aggravato da un deficit latente sul versante sessuale. Penalizzante in misura importante nei rapporti etero.

Una tendenza evidente che ha segnato il suo rapporto coniugale con Luciana.

Nonostante l’estro particolare dell’artista, soprattutto il suo genuino amore nutrito per il marito portoghese – decisamente più complice e desiderato rispetto al suo primo compagno greco – siano riusciti sempre a compensare appagamenti della carne non sempre pervenuti.      

Un turbinio di passioni – destate anche all’incontro con nuovi interpreti di umano travaglio – è incastonato in una trama fitta di elegante scrittura.

Romana Petri.
Fonte: uffcio stampa NERI POZZA

Dove non manca un brillante epilogo di fantasiosa apertura. Per una vita futura che travalica le limitate visioni umane.

Nella incessante ricerca di nuovi orizzonti astrali. Possibilmente felici.

Da esplorare con l’umana forza dell’amore.     

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