«Maschere grottesche e luminose, custodi del segreto del tufo morbido e delle caverne di quella città sporca di luce e odorosa di salsedine, chiassosa delle risate di Munacielli e Janare che abitavano un posto magico e potente, folle nella povertà e nella ricchezza, che era Napoli.»
Il passaggio riportato è tratto dalla pagina 75 di un prezioso libro che raccoglie 14 racconti. Divisi in tre atti. Fiori di vetro, in libreria dai primi giorni di marzo, in uscita per i caratteri di Edizioni Vulcaniche nella collana Grandi narratori, è l’ultimo lavoro pregiato realizzato da Maria Rosara Selo.

La scrittrice napoletana, eccelsa esploratrice nei meandri delle umane relazioni, esordiente sul panorama editoriale nazionale nel 2021 con il suo primo capolavoro “L’ Albero di mandarini” (https://www.laltraribalta.it/2021/06/06/dalla-favelas-di-rio-ai-vicoli-di-cupa-caiafa/ ); offre al lettore nuovi intensi spunti di riflessioni.
Un lavoro di studio che sin dalle prime pagine emana profumi e sapori contrastanti.
Una scrittura sensoriale cifra pregiata non replicabile dell’autrice.
Un progetto che tesse una tela composita di piccole tessere, capaci di realizzare un mosaico di rara bellezza.
Le 124 pagine di una caldissima narrazione si articolano in una antologia di racconti brevi.
Raccolti in tre diversi atti. Distinti come in una pièce teatrale in altrettanti stati dell’animo umano. Nel primo atto il dolore espresso nelle forme più indicibili quali solo alcuni frame, estrapolati dagli orrori delle guerre possono rappresentare, degrada in visioni più “vicine” alla comune percezione. Una rappresentazione vera e cruenta che ne “La linea rossa” e “La terra che balla” ci riporta alle suggestive trame apprezzate nell’ultimo romanzo della stessa autrice, “PUCUNDRIA” (https://www.laltraribalta.it/2025/04/11/la-scrittura-sensoriale-di-maria-rosaria-selo-pucundria-lessenza-del-dolore-nel-profumo-della-liberta/)
Nel secondo atto “Impossibili e sperati incontri” lo sfondo e le scenografie di una Napoli, imponderabile, quasi magica, abilitano profili invisibili. Che pullulano fra le vie belle o nei popolari e affollati mezzi di trasporto, in un protagonismo inaspettato.
Capace di ricevere, grazie a casuali interlocutori, una inedita prospettiva di aurea dignità. Dimenticata troppo in fretta o mai rivendicata per un quotidiano viaggio nelle fragilità. Sedimentate e stratificate in irrevocabili sofferenze.
L’ultimo atto è il preludio per il congedo dal sipario. Una ovazione di applausi immaginati, meritati. Sollecitati con la grazia di una scrittura che anima e muove personaggi di carne e sentimenti. Veri. Che, quando ambientati nella città partenopea, interpretano umori e reazioni universali.
Fiori di vetro racchiude l’espressione più idonea per illuminare con le tinte più forti delle umane passioni, esperienze e sensazioni custodite in ambiti brillanti e delicati.
Prima di congedarci Maria Rosaria Selo illustra con la dovizia e la riconoscenza che caratterizza tutta la sua produzione, la genesi di questo prezioso volume.

Realizzato in sinergia con diversi partner e colleghi editoriali dell’autrice. Che hanno certamente a cuore la continuazione di una narrativa di alto spessore.
Sempre più necessaria.
