L’ateneo sassarese ritrova il professor Giuseppe Conte.

Gli studenti dell’università di Sassari hanno incontrato in un seminario dedicato, il leader del M5S Giuseppe Conte, già Presidente del Consiglio in due, note e complesse legislature. L’iniziativa è stata organizzata a Sassari da Adi (associazione dottorandi  e dottori di ricerca di Sassari), nella mattina del 16 marzo, a poco più di sei giorni dalla tornata referendaria sulla riforma costituzionale sul riassetto e funzionamento della Magistratura.

Il nuovo dispositivo normativo, voluto dall’esecutivo di Governo, piuttosto che dal Parlamento italiano, con evidente eccessiva priorità, ha acceso una campagna politica che, con l’avvicinarsi della chiamata alle urne, tende a quella degenerazione verbale fra gli opposti fautori. Puntualmente stigmatizzata ma attuata trasversalmente da tutti gli schieramenti politici scesi in campo. Un dibattito amplificato e urlato quotidianamente, a sostegno delle proprie ragioni circa la risposta popolare al quesito referendario. 

Una risposta che potrebbe realizzare un nuovo incremento di un inarrestabile astensionismo. Per scongiurare l’ennesimo riscontro di una crescente disaffezione dalla politica, i movimenti e i comitati civici referendari stanno accelerando nelle ultime ore la caccia al rispettivo voto utile.     

Il confronto voluto e organizzato dagli studenti sassaresi ha realizzato sicuramente un’occasione di informazione e formazione sui temi – non chiari alla maggioranza dei presenti – studenti di varie discipline non esclusivamente afferenti alle materie del diritto; e agli stessi elettori chiamati alle urne – strettamente riguardanti la materia oggetto della consultazione referendaria. Un’azione di seria partecipazione civica alla crescita istituzionale del Paese. L’incontro è stato moderato da Enrico Baroffio dottorando in Giurisprudenza, rappresentante la stessa Adi. Con l’aiuto di efficaci slide video proiettate la folta assemblea di studenti e vari esponenti delle istituzioni locali ha ben recepito le principali differenze normative fra l’attuale assetto della struttura giudiziaria – inquirente e giudicante – e quello che potrebbe scaturire dall’esito confermativo alla nuova struttura proposta dalla riforma di Governo.

Giuseppe Conte presente in Aula Magna con non celata commozione, in veste di docente di diritto – ruolo assolto in questo ateneo per un periodo significativo della sua carriera accademica – ha risposto con puntuale lucidità alle domande poste dagli studenti e riepilogate dal moderatore.

Prima della conferenza, nel chiostro dell’ateneo illuminato da una giornata primaverile, il presidente del M5S ha intrattenuto i giornalisti locali in un punto stampa, interpretando il ruolo politico, leader di partito, esponente dell’opposizione parlamentare.

«Con la guerra adesso il governo non fa nulla. Nessun provvedimento conto il caro carburante che è schizzato a prezzi folli. Il governo deve dire adesso no a qualsiasi coinvolgimento. Non deve lasciarsi trascinare in azioni militari nello stretto di Hormuz. Ma non deve neppure offrire le nostre basi  a questi attacchi militari di Israele e Stati Uniti che sono assolutamente in violazione del diritto internazionale. Le nostre basi neppure per supporto logistico.»

Interpellato sul tema referendario Conte ha proseguito«Dire un No, perché non vogliamo una politica che sia preordinata alla Magistratura. Questa è una riforma nevralgica per questo governo. Perché dopo 4 anni , 4 leggi di bilancio, non hanno fatto nulla per i cittadini. Hanno fatto molto per gli investitori, fondi di investimento stranieri, multinazionali del web, agenzie di rating. Hanno fatto molto per le banche e le assicurazioni. Per i cittadini nulla. Questa eventuale sconfitta sarebbe uno schiaffo sonoro da parte degli Italiani. Che esprimerebbero anche la loro insoddisfazione verso un governo. Che, evidentemente, si è concentrato sulla modifica di alcuni articoli costituzionali per tutelare la casta della politica. Nel caso della vittoria del Si, sicuramente prenderebbero la spinta per poi spingere anche sul premierato.» 

Dura, senza sconti, la requisitoria destinata al Premier Meloni, sostenitrice di una serie di falsità collegate ad un ventilato “liberi tutti” per i colpevoli di reati gravi – dalla pedofilia allo stupro, sino allo spaccio di stupefacenti, ecc. – nell’ipotesi di una vittoria del No.     

Il passaggio sul contingente italiano della Brigata Sassari, impegnato in Libano nell’ambito della missione UNIFIL conferma il ruolo autorevole nel contesto internazionale dei nostri soldati. Chiamati ad un incarico sicuramente pericoloso, considerata l’attuale conflitto in atto, da ricoprire con la massima prudenza. Nell’auspicio scontato che le azioni militari possano quanto prima declinare sui necessari negoziati diplomatici.  

«Tutti gli eletti devono capire che questa non è occasione per il singolo partito ma per la Sardegna.»

Eloquente l’approdo ai temi regionali dove la fiducia alla Presidente Alessandra Todde è piena. Le iniziative adottate dalla Presidente – che conserva le deleghe a interim per l’assessorato alla salute – per arginare il disastroso stato della sanità sarda sono di una valenza rilevante. Oltre la terapia d’urto nel contrasto alla dilatazione delle liste d’attesa; l’importante incentivo economico che tocca i duemila euro, per i medici di famiglia disposti a ricoprire le aree dell’isola, sprovviste di questo servizio primario, rappresenta un passo decisivo.  Per questo il progetto politico condiviso con le forze politiche dell’alleanza per gli obiettivi comuni, strategici, a tutela della comunità sarda, necessità della massima coesione.

«Quindi non voglio neppure sentir parlare di queste fibrillazioni !»

Sullo sfondo di questa chiamata all’unità del “campo largo”  restano aperte dinamiche controverse.

La tenuta delle alleanze rimane una componente fragile. Le ultime dai territori chiamati alle consultazioni amministrative del prossimo giugno registrano più di una fibrillazione.

Il caso di Porto Torres dove una parte importante di ex attivisti M5S ed ex consiglieri dello storico monocolore municipale a guida Sean Wheeler ha promosso una lista civica autonoma, chiamandosi fuori da un campo, valutato probabilmente extra largo; è un caso evidente.     

Ma questo è un altro capitolo nel breve divenire.

Il tempo consumato in Aula Magna rimane in ogni caso uno spazio utile e decisivo. Dove le competenze e le tecniche, scientifiche o umanistiche, abbracciate dagli studenti abbiano un senso compiuto nel presente. Piuttosto che rinviato ad un futuro indefinito. Nell’attesa del quale, le decisioni e le politiche da adottare siano scelte esclusivamente dalla ristretta casta politica.

In questo respiro il saluto della Governatrice Alessandra Todde ha inteso cogliere l’interlocuzione più diretta per gli studenti in aula.     

La Governatrice RAS Alessandra Todde

«L’idea che ogni individuo debba cavarsela da solo è qualcosa che forse dobbiamo mettere un po’ da parte.»

Todde cita Antonio Gramsci nel primo numero de L’Ordine Nuovo nel primo maggio del 1919.

Quella chiamata collettiva all’organizzarsi. Dove una istruzione senza conoscenza non conduce alla trasformazione. «Ma la cultura da sola non basta se resta il privilegio di pochi. Anche la conoscenza che resta chiusa nelle elìte, non rafforza la democrazia. Nessuna società è più giusta perché diventa più forte degli altri.»

Anche il sindaco, presidente della Città Metropolitana, Giuseppe Mascia, sviluppa il pensiero della Todde rivolgendosi alla platea: «chi ha un ruolo nelle istituzioni, ha una occasione: dare a voi l’occasione di discutere. Nessun argomento tecnico è fuori dalla politica. Il tecnicismo serve, ma se non è tradotto nella politica non funziona.»

Il Sindaco di Sassari Giuseppe Mascia

Nelle risposte fornite da Giuseppe Conte ai quesiti degli studenti mediati da Baroffio emerge l’annosa diatriba tormentone del “correntismo”.  Il fenomeno endemico instillato fra le fila dei magistrati. Alter ego politico del manuale Cencelli adottato dal C.S.M. nell’esercizio delle sue principali funzioni di governo. Deflagrato con il noto “caso Palamara”.  A tale riguardo l’ospite relatore evoca i suoi precedenti da Presidente del Consiglio.  Quando insieme al ministro guardasigilli Alfonso Bonafede aveva ideato un “sorteggio temperato” per la scelta dei membri componenti il C.S.M.  Ben diverso da quello propinato dall’attuale governo. Nel suo intervento da tecnico del foro evoca la sua esperienza politico istituzionale. Consumatasi in una fase indimenticabile.  Indagato in gran parte delle procure italiane per le straordinarie iniziative lockdown adottate durante la pandemia covid19; Conte rivendica che non si curò in alcuna occasione di verificare l’appartenenza correntizia sindacale dei giudici chiamati a valutare la sua posizione. Puntualmente archiviata anche di fronte al Tribunale dei Ministri. Sulla integrità deontologica della stragrande maggioranza dei giudici, nella correttezza delle interazioni fra inquirenti e giudicanti, Conte richiama anche l’autorevole parere dell’avvocato Franco Coppi. Riconosciuto unanimamente come il primo legale penalista italiano.  

Senza trascurare le reiterate “toghe rosse”, neologismo di berluschiana memoria usato per inquadrare la brigata di togati ritenuti organici alla sinistra. Aderenti principalmente all’associazione Magistratura Democratica. «Una netta minoranza»  – ricorda Conte – rispetto alle altre liste moderate o vicine alle compagini politiche della destra italiana.   

Al netto del dettaglio normativo sull’eventuale applicazione della nuova struttura legislativa per la composizione (o divisione) dei nuovi organi di una magistratura riformata, l’urgenza di riavvicinare i cittadini di ogni fascia di età al dibattito civico, è più forte che mai.

I giorni e le ore che ci separano da questo appuntamento referendario di domenica 22 e lunedì 23 marzo, dovrebbero coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile.   

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