Il secolo d’oro del grande schermo napoletano.

«Nei primi decenni del Novecento Napoli è stata, insieme a Roma e Torino, uno dei principali poli di produzione del cinema italiano. Parliamo ovviamente del cinema muto, il cinema delle origini.»   

L’incipit del primo capitolo, titolato “I pioneri”, alla pagina 17, esprime una fra le principali pregiate bellezze di arti e professioni nate a Napoli.

Il libro Napoli, un film lungo un secolo, scritto da Antonio Tedesco, in libreria dalla scorsa estate, edito da Kairos edizioni, è un saggio prezioso.

Il sottotitolo “Da Elvira Notari a Parthenope: come il cinema ha raccontato la città”; unitamente alla splendida copertina, un omaggio forte alla femminilità insita nelle origini della città, distesa ai piedi del Vesuvio, manifesta l’analisi storica di un ampio movimento sociale.

Evidentemente non sufficientemente apprezzato, dagli stessi napoletani, rispetto alla portata di inediti orizzonti attraversati da decisive opportunità nazionali e internazionali. 

Forte di una ampia e puntuale bibliografia, il lavoro di ricerca di Tedesco, occhio lungo e arguto nella produzione teatrale e cinematografica , focalizza lo sguardo sui protagonisti che fecero di Napoli, la culla del cinema italiano. Partendo con una affascinante narrativa dai pioneri del grande schermo agli albori del Novecento. Proprio nell’epopea del cinema muto, Napoli divenne il centro propulsore. Un inimmaginabile laboratorio di nuove tecniche di animazione e di conseguenti innovazioni nei costumi sociali dell’epoca.  

L’ascesa di Gustavo Lombardo “ tycoon partenopeo” è un caso di scuola:

«Lombardo trasferì i suoi studi a Roma, dove il fascismo stava creando le infrastrutture necessarie per l’accentramento di tutte le attività cinematografiche del Paese. Nel frattempo, nel 1928, aveva fondato la Titanus, gloriosa casa di produzione e distribuzione che, fra alti e bassi, e sotto la gestione, dal dopoguerra in poi, dal figlio Goffredo, avrebbe per lungo tempo, fino agli inizi degli anni Novanta, rappresentato un pezzo tra i più rilevanti della storia del cinema italiano.»

La narrativa dell’autore attraversa con una dovizia cronologica le stagioni salienti del Novecento. Inevitabilmente decisive nella evoluzione della pellicola d’autore “made in naples”.

Il naturale incontro tra cinema e canzone popolare, sancì un nuovo decisivo volano.

Alla pagina 29 il nitido concetto riportato dall’autore:  

«Furono proprio le canzoni, caposaldo della tradizione culturale partenopea, con la quale si erano cimentati nei secoli autori e poeti di gran valore, a rivelarsi una miniera pressoché inesauribile di storie, soggetti e intrecci che non era difficile sceneggiare e trasformare in film.»   

La consapevolezza della vocazione per le lavorazioni della pellicola espressa a Napoli, la relativa attrazione esercitata nelle giovani leve coinvolte è valore portante dell’intero volume.

La pagina 89 evoca uno dei più significativi pioneri: 

«Uno tra i più rappresentativi di questi “immigrati”, che divenne in breve una figura di primo piano nel panorama cinematografico cittadino, è Ubaldo Maria Del Colle. Del Colle era nato a Roma nel 1883.»

Lo spartiacque epocale nell’evoluzione del cinema italiano è, senza dubbio, l’avvento del sonoro.

L’ultimo paragrafo della prima parte “in assenza audio” alla pagina 178 ricorda:  

«Il sonoro, dunque, è un momento di discrimine epocale. La modernità che avanza e fa di quel suono stesso, dell’acquisita capacità di controllo su di esso, un mezzo di accentramento e uno strumento di condizionamento potentissimi. L’industria cinematografica finisce così col mettere nelle mani di pochi il controllo della produzione e della distribuzione.»

Senza omettere la chiosa melanconica: «Il cinema sarà grande comunque. Mai più, però, potrà esprimere quella magia così impalpabile e suggestiva che scaturiva dalla sua originaria capacità, e forse vocazione, di raccontare sullo schermo i suoni del silenzio.»

La parte seconda del libro introduce un’epoca più vicina e popolare per l’età dei lettori.

Che ritroveranno in un affascinante itinerario i più grandi protagonisti, autori, drammaturgi, cantanti, attori, napoletani e non, che hanno reso grande la storia del cinema italiano.

Sviluppatasi e cresciuta grazie alle radici ancorate a Napoli.

La lungimiranza del lavoro, meticoloso quanto avvincente, di Antonio Tedesco, risalta nelle visioni più contrastanti e paradossali di una città. Un pianeta dalle inimmaginabili opportunità, per troppe volte, esautorate da interessi o personaggi con pochi scrupoli.

Il filo rosso di una lava creativa che, come quella vulcanica, alimenta i talenti creativi, sin dalle origini di Parthenope ai giorni nostri.

Le iniziative culturali che fanno di Napoli e della Campania un “set cinematografico a cielo aperto”, come talvolta ricordato anche dall’ex governatore della Regione, amplificati nella ricorrenza dei 2500 anni della sua nascita; trovano un valido compimento in questo saggio da leggere e amare.

In ogni caso uno dei migliori libri editi nel 2025.

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