La domenica del solstizio d’estate 2026 ci regala l’opportunità di una giornata trascorsa nel Parco Nazionale dell’Asinara con Blu Mare Service (https://www.giteasinara.it/)

Ne condividiamo alcune sensazioni rispetto ad una esperienza sensoriale, cognitiva.
Non esclusivamente turistica.
Un viaggio immersivo nella storia, nei sentimenti contrastanti degli abitanti che vi risiedettero a vario titolo, in uno dei luoghi più esclusivi, per certi aspetti ignoti della nostra giovane Repubblica italiana.

Ci ritroviamo all’imbarcadero del porto turistico di Stintino, dove insieme a varie decine di escursionisti e turisti di varie nazionalità, salpiamo alle 9.20 con la motonave Alcor alla volta di Fornelli. A bordo dell’imbarcazione, insieme all’equipaggio, ci accompagnano diverse Guide del Parco Nazionale che ritroveremo nel loro lavoro quotidiano sull’isola.

Le condizioni meteo perfette con un cielo terso e azzurro che bacia il mare cristallino preannunciano una estate dai picchi roventi. Uno scenario già vissuto nelle trascorse stagioni.
All’approdo di Fornelli, dopo circa trenta minuti di navigazione, sono pronti i van dei vari operatori abilitati dall’Ente Parco dell’Asinara per offrire i servizi di accoglienza e assistenza turistica nella scoperta di questo straordinario luogo. Saliamo a bordo di un comodo Nissan da otto posti. Il mezzo bianco come la maggioranza di quelli che incroceremo durante la giornata, è della cooperativa Gite Asinara – Blu Mare Service

Ci accoglie a bordo Gabriele, ventiseienne portotorrese. Operativo sull’isola alla sua terza stagione. Certificata e abilitata nelle sue competenze dallo stesso Ente Parco dell’Asinara. L’Ente, con sede a Porto Torres sotto egida del Ministero dell’Ambiente, istituito ufficialmente il 3 ottobre 2002, tramite apposita legge quadro e relativo D.P.R. ha la sue genesi con la Legge n. 344/1997 che decreta la chiusura dello storico carcere di massima sicurezza. Evento necessario e prodromico all’avvio della tutela dell’isola. Il passo saliente che precede la nascita dell’Ente Parco, avviene nel 1999 quando l’isola viene ufficialmente “restituita” e aperta al pubblico come parco naturale e area marina protetta.
Con il sottoscritto e consorte, ci accompagnano alla scoperta dell’isola, una giovane coppia cagliaritana con la loro graziosa figlioletta di sette anni.
Nell’immaginario comune sull’Asinara, il pensiero immediato associa l’idea del penitenziario di massima sicurezza, abitato da ineguagliabili criminali. Macchiatisi dei peggiori inenarrabili delitti. Perciò meritevoli del massimo isolamento dalla società civile. Opportunamente relegati sull’isola caienna. La splendida giornata trascorsa sull’isola Parco, ci consegna una immaginifica, ben diversa visione. All’avvio del nostro percorso, la prima sosta è proprio di fronte al carcere di massima sicurezza. Dove furono reclusi i detenuti soggetti al regime di massima sicurezza.

La premessa di Gabriele svela un dato non secondario o noto ai più. L’esistenza sull’isola di più strutture destinate all’uso carcerario. Ognuna di essa rappresentava una “diramazione”. Ognuna delle quali coordinate dalla centrale, ubicata in Cala d’Oliva. Dove – avremmo visto più avanti – insisteva una struttura dedicata ad ospitare un solo detenuto. Quel capo dei capi di Cosa Nostra, originario di Corleone, Totò Riina.

La cui custodia blindata impegnava un cospicuo contingente esclusivo di agenti, distribuiti sulle 24 ore e una flotta di elicotteri riservati agli spostamenti del boss. Il quale solo nell’imminenza del volo poteva conoscere il mezzo assegnato.
Nell’isola Parco, la storia si sviluppa su più vicende che hanno segnato i destini di vari popoli europei. Prima e dopo i grandi conflitti bellici del Novecento.

L’istituzione del reclusorio sanitario, il lazzaretto con l’annessa colonia penale agricola risale al 1885. I racconti della nostra guida rimandano a cruente visioni manzoniane.
In particolare, un tragico periodo riguardante la presenza importantedi soldati austro – ungarici.
In questo tragico panorama storico Gabriele cita l’autorevole figura del Maggiore Giuseppe Carmine Ferrari. Il suo contributo fu strategico nella gestione sanitaria del lazzaretto dell’Asinara in quei tragici mesi.
Capace nel 1915 di organizzare la Stazione Sanitaria e il campo di quarantena destinato a oltre 23.000 prigionieri austro-ungarici infetti dal colera
Di quella drammatica vicenda, figlia della grande guerra, permane ai nostri occhi la visione dell’ossario che fu costruito per volere di Benito Mussolini.

Nella lingua d’asfalto che ci conduce verso l’altro capo dell’isola si alternano panorami e visioni uniche. Non siamo mai soli. Insieme ad altri visitatori che esplorano i percorsi autorizzati, spiccano le posture dinoccolate dei residenti. Una variegata fauna che popola e anima un ecosistema davvero straordinario nelle sue peculiarità.
I quadrupedi più evidenti e diffusi che incontriamo sono gli asini. Poco più di un terzo bianchi, il resto grigi. Il tipico colore dei primi è riferito al loro manto della pelle bianca, ci ricorda la guida. Che raccomanda anche di osservare una debita distanza nei transiti a piedi.

Fra le varie regole da osservare per i visitatori vige il ferreo divieto di somministrare alimenti di qualsiasi tipo agli animali presenti sull’isola. Non sono pochi.

Nella sosta aperitivo a Campu Perdu poco prima delle 12.00 – un prelibato spuntino a base di salumi di Osilo accompagnati da un fresco rosso di Santa Maria La Palma –
la già nota asinella grigia, si avvicina curiosa, attratta dalla nostra presenza conviviale.

Proprio la diramazione di Campu Perdu , durante la sua apertura dedicata principalmente ai lavori agricoli – ciascuna struttura di reclusione ospitava profili diversi di detenuti selezionati secondo requisiti piuttosto flessibili – era stata teatro della rocambolesca evasione di Matteo Boe. Occorsa insieme al complice Salvatore Duras il primo settembre 1986.
Più che rocambolesca, una vicenda dai contorni noir che, per ovvi motivi, non spoileriamo in questa sede. Per ulteriori accattivanti sviluppi circa questa e alcune inedite storie di vita vissuta nella comunità dell’Asinara sul calare del secolo breve, affidiamo i pazienti lettori alle competenze e alla puntuale ospitalità di Gabriele. Unitamente a tutte le giovani colleghe e colleghi abilitati in questo importantissimo servizio.
Definirlo turistico è davvero riduttivo.
Al paziente lavoro in continua evoluzione, spesso poco conosciuto delle guide eslusive del Parco, si deve un suggestivo progetto di fruibilità, conoscenza e scoperta dell’isola.
Una formazione condensata e ben curata che favorisce una intensa esperienza sensoriale fra ambientazioni e visioni di bellezze indescrivibili.

Tutte le guide, impegnate nel loro lavoro quotidiano all’Asinara, espressione delle aziende e cooperative che offrono i vari servizi di accoglienza ed escursione, consentono un incontro incontaminato con la Natura nella sua accezione biologica e antropologica del termine.
L’approccio con la straordinaria biodiversità mediterranea è
il sentiment più sorprendente di questa giornata.

Abbiamo già accennato a tal proposito al pascolo anarchico più che disinvolto degli asinelli.
Bianchi o grigi che siano. Poco inclini a integrarsi in famiglie allargate.
Considerati i non pochi esemplari solitari che incontriamo lungo la strada. Espulsi dal branco dopo soventi e duri duelli, non di rado di natura sentimentale. Vinti, conciati alla peggio dopo non rare violente aggressioni subite. Scontri evidenti dalle cruente cicatrici, distribuite sui loro corpi trascinati. Esausti nella costante ricerca di un refolo di aria meno rovente. Magari in un anfratto roccioso. Capace di creare un piccolo, prezioso cono d’ombra.

Decisamente più belli ed eleganti, in una postura quasi regale, si materializza sullo sfondo campestre, sciolto dai bagliori del sole, una coppia di cavalli neri. Avvistati in lontananza dall’abitacolo del nostro minibus, ci scrutano con indifferenza. Allo stato brado, costituiscono razze introdotte sull’isola, molto probabilmente di origine anglo-araba-sarda.

Altri quadrupedi, avvistati al libero pascolo, questa volta seriamente penalizzanti per la fragilità dell’habitat. In particolare per l’elevato numero, unito al loro incessante brucare ogni tipo di erbe, piante o foglie. Ogni possibile alimento compatibile con la quotidiana ricerca di cibo, sottratto impunemente alla composita, delicata flora dell’isola. Ci riferiamo, manco a dirlo, alle capre selvatiche che scorrazzano beate e indomite.

Gabriele ci segnala anche la presenza (più rarefatta) di splendidi esemplari di mufloni. Abituati a improvvise comparse per lo più nei punti più alti e rocciosi dell’isola.

Mentre nel novero dei particolari volatili, visibili nell’isola, limitati nel numero, spicca il gabbiano corso.
Esemplare fra gli uccelli marini più rari e protetti del Mediterraneo.
Riusciamo ad apprezzarne gli eleganti e tipici colori solo attraverso un approfondimento scientifico della nostra guida, attrezzata di documentazione fotografica all’interno del veicolo.
Constatiamo che l’isola ospita una vasta rappresentanza di essere viventi che hanno una felice o quanto meno adeguata stabile dimora per l’intero anno solare.
Banalmente mutata la situazione civile degli esseri umani residenti a Cala d’Olivo e negli altri insediamenti dell’isola.

Proprio a Cala d’Oliva persiste un comprensorio di strutture che testimoniano con una emozionante iniziativa museale ricca di reperti, strumenti di lavoro, cimeli vari, l’ultima ambientazione di vita vissuta nell’isola. Oltre la popolazione carceraria, alternatasi nei vari penitenziari strutturati delle diramazioni, gli addetti ai lavori, con i loro familiari. In gran parte militari. Appartenenti ai vari corpi di pertinenza. Ad iniziare dagli agenti di custodia.
Ancora, il Palazzo Reale, oggi nota “Casa del Parco”.

Una sede distaccata, rispetto quella principale, molto funzionale e accogliente sita in via Ponte Romano a Porto Torres.
A bordo del van Blue Mare Service guidato dal nostro Gabriele, attraversiamo anche quello che fu il centro storico. Le insegne, ancora intatte, resistenti all’usura del tempo, ricordano i servizi essenziali. Il locale di un barbiere. Poco distante una pizzeria, la dispensa agricola.

Una indimenticabile adeguata sosta relax di un paio di ore, la trascorriamo a Cala Sabina. Una spiaggia nota anche come la Cala dei Ponzesi caratterizzata da sabbia finissima. Il fondale dalle acque cristalline ospita miriadi di pesciolini. Ben visibili anche a riva. Un vero angolo di paradiso.

Da questo luogo incantevole la nostra guida ci recupererà con il van per riprendere la via del ritorno per l’imbarcadero a Fornelli. Dove intorno alle 17.00 insieme alle decine di escursionisti del mattino, di ritorno dai loro rispettivi percorsi, ritroveremo la motonave Alcor per il rientro a Stintino.

Precedentemente avevamo costeggiato dall’alto il caseggiato rosso che ospitava la foresteria. Quel luogo fra i più importanti e vibranti della nostra storia repubblicana.
La foresteria che ospitò per circa un mese, durante l’estate del 1985, i giudici Falcone e Borsellino con le loro rispettive famiglie. Il trasferimento da Palermo, disposto urgentemente per motivi di sicurezza, consentì ai due inquirenti la stesura in massimo isolamento e riservatezza di tutta l’istruttoria necessaria a tracciare l’architettura del Maxi Processo a Cosa Nostra.

Tanti i riferimenti storici per quella stagione. Puntuali i collegamenti a testimoni oculari che vissero quei giorni. Alcuni dei quali fianco a fianco dei magistrati per salvaguardarne tutela e sicurezza con i loro familiari.
I figli di Paolo Borsellino, all’epoca bambini (esclusa la primogenita Lucia già adolescente) scorrazzavano con i loro giochi all’esterno dell’improvvisato ufficio istruttoria. Distaccato da Palazzo Vecchio nel cuore di Palermo a Cala d’Olivo. In un contesto surreale.

Da quei giorni, oltre lo scultore Enrico Mereu che ha disseminato in molti luoghi dell’isola i suoi suggestivi manufatti, realizzati in pietra e in legno; l’anima storica residente gran parte dell’anno sull’isola, memoria vivente più rappresentativa, in tutte le sedi, risponde al nome di Gianmaria Deriu.

Originario di Ittiri, poco più che ventenne dopo aver gestito la custodia di diversi terroristi, efferati protagonisti negli “anni di piombo”, l’ispettore Deriu, fu tra gli agenti responsabili della protezione dei magistrati siciliani.
Le sue particolari doti nel tessere relazioni umane con la maggior parte dei reclusi sull’isola – alcuni dei quali tornati in visita privata in quei luoghi così coinvolgenti – ne hanno reso un garante irrinunciabile nel percorso di riconversione al progetto di tutela ambientale dell’isola parco.

Alla salvaguardia di una politica di “custodia” culturale e formativa più ampia del termine.

In sintonia con questa esigenza concludiamo le riflessioni di questo diario per una giornata davvero particolare ricordando gli ultimi dati oggettivi contemporanei, offerti a nostra futura memoria da questa esperienza.

La tutela del patrimonio umano, storico, culturale si rinnova e sviluppa grazie al lavoro incessante di una lunga serie di soggetti istituzionali, associazioni della rete del volontariato, collettivi di portata locale e nazionale. Che, insieme a tanti Amici dell’Isola Parco più o meno noti (la stessa Fiammetta Borsellino, Nando Dalla Chiesa, don Luigi Ciotti, oltre il già menzionato Gianmaria Deriu per citare i primi che si affacciano alla mente) promuovono attività e presenze importanti sull’isola.

L’ultima iniziativa in ordine temporale, per dare un’idea adeguata delle potenzialità attrattive offerte dall’Isola Parco, la decima edizione di Natura senza barriere. Giornata dedicata alla disabilità e all’escursionismo condiviso.

Una manifestazione che ha coinvolto oltre duecento partecipanti da tuttala Sardegna. Coordinata dall’associazione turritana Atena Trekking, grazie ad una importante sinergia con un pool di associazioni sarde, lo stesso Ente Parco Asinara, la compagnia marittima Delcomar, con il patrocinio dell’amministrazione comunale. E ancora con la puntuale partecipazione ad alcuni operatori autorizzati con le loro guide ambientali.

Cosi come l’evento collegato realizzatosi un mese prima al Teatro Parodi di Porto Torres
(https://www.laltraribalta.it/2026/05/13/mutuare-la-memoria-in-responsabilita/) a conclusione di un percorso didattico svolto con diverse scolaresche del territorio. Con la partecipazione di Fiammetta Borsellino.
L’ultimo aspetto non secondario, nel condividere questo contributo, riguarda il cammino politico istituzionale che accompagna la nascita del Parco dell’Asinara, che si avvicina ormai ai trenta anni.
In queste ultime ore nasce la nuova consiliatura dell’amministrazione comunale turritana. Che, con le recenti elezioni amministrative del 7 e 8 giugno, ha confermato per il secondo mandato, al primo turno di consultazioni, il sindaco uscente Massimo Mulas.

Così come risale a pochi giorni fa la conferma nella carica di direttore dell’Ente Parco Asinara per Vittorio Gazale, con il decreto di nomina firmato dal Ministro dell’Ambiente a seguito dell’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio Direttivo.
Senza dimenticare l’importante valore aggiunto istituzionale della nascente Città Metropolitana di Sassari, con il presidente Giuseppe Mascia già sindaco di Sassari.

Un rinnovamento politico nel sistema istituzionale che confermerà lo sviluppo dell’Asinara. Una auspicata nuova concertazione chiamata a coniugare il delicato equilibrio fra la sostenibilità di un ecosistema ambientale da proteggere con tutti gli strumenti normativi disponibili e la legittima aspettativa di sviluppo economico di un territorio vasto.
In questo contesto la recente istituzione di un collettivo degli Operatori che lavorano sull’Asinara : https://www.facebook.com/p/Consorzio-Operatori-Asinara-61576683804758/ costituisceun ulteriore passo verso la condivisione delle singole competenze per offrire un ulteriore strumento unitario sinergico.

Chiamato ad essere custode responsabile di uno scrigno di inestimabile valore.
Da usufruire e condividere nel migliore dei modi possibili. Un patrimonio comune per l’Umanità !
